Cronologia - 1976

  Il quotidiano La Repubblica rende noto il nome del capo della CIA a Roma, si tratta di Hugh Montgomery, che è accreditato presso l’ambasciata statunitense sotto copertura diplomatica e rivela inoltre l’esistenza di un “….vasto e segreto organismo della CIA …” descritto come “…unità dei progetti dell’esercito americano per l’Europa meridionale…”
giovedì 1 gennaio 1976  
venerdì 2 gennaio 1976  
sabato 3 gennaio 1976  
domenica 4 gennaio 1976 La polizia uccide Mel Evans, un’ex guardia del corpo dei Beatles divenuta popolare per il libro “Living the Beatles legend”, un racconto autobiografico del periodo passato con i quattro di Liverpool. La notizia della sua morte arriva nelle redazioni dei giornali accompagnata da un breve comunicato. Mancano indicazioni precise sulla dinamica dell’uccisione e, soprattutto, sulle ragioni che hanno portato gli agenti della polizia di Los Angeles a irrompere nel suo appartamento e a sparargli. Sollecitate dalla stampa le autorità diffondono, con notevole ritardo, un comunicato più dettagliato che ricostruisce gli eventi. Gli agenti sarebbero intervenuti dopo aver ricevuto una chiamata di Fran Hughes, la compagna di Evans. La donna, spaventata per averlo trovato con in mano un fucile, sconvolto e in preda a una violenta crisi depressiva, avrebbe chiesto aiuto alla polizia. Invitato a consegnare l’arma, Evans l’avrebbe invece puntata verso gli agenti che si sarebbero difesi uccidendolo. La ricostruzione non convince tutti. Un cronista prova che il fucile di Mel non ha mai sparato e solleva più di una perplessità sulla crisi depressiva. L’uomo, dice chi lo conosceva, aveva quarant’anni e, grazie al libro sui Beatles, si stava godendo un’insperata popolarità oltre che una improvvisa floridità finanziaria. In più nessuno crede alla storia di un litigio violento con la sua compagna. Sui “buchi neri” della ricostruzione dei fatti viene aperta un’inchiesta, ma tutto finirà lì. I dubbi resteranno tali e il mistero dell’uccisione di Mel Evans non sarà mai completamente chiarita. (Gianni Lucini)
lunedì 5 gennaio 1976  
martedì 6 gennaio 1976 Attentato esplosivo ai binari ferroviari vicino a Terontola. Non ci sono vittime
mercoledì 7 gennaio 1976 Attentato dinamitardo contro la linea ferroviaria vicino a Rigutino. Non si lamentano feriti
giovedì 8 gennaio 1976  
venerdì 9 gennaio 1976 Graham Parker & The Rumour firmano il loro primo contratto discografico con la Phonogram, l’unica etichetta che ha accettato di dare loro fiducia. Nell’ambiente sono considerati una band raccogliticcia e fragile, come molti gruppi nati in quel fertile movimento chiamato pub rock. In effetti la loro formazione è un po’ avventurosa. Tutto inizia quando Graham Parker pubblica un’inserzione che recita «cantante cerca gruppo» o giù di lì. In quel periodo dalle ceneri di tre band storiche del pub rock, i Brinsley Schwartz, i Ducks De Luxe e i Bontemps Roulee si formano i Rumour. Compongono il gruppo due reduci dai Brinsley Schwartz, il tastierista Bob Andrews e il chitarrista Brinsley Schwartz, due dai Bontemps Roulee, il batterista Steve Goulding e il bassista Andrew Bodnar nonché il chitarrista Martin Belmont proveniente dai Ducks de Luxe. Cosa fanno un cantante senza band e una band senza cantante? Si uniscono. È il 1975 e Graham Parker & The Rumour diventano una ditta sola. Pochi mesi dopo trovano anche una casa discografica, la citata Phonogram, e iniziano a lavorare al loro primo album Howlin’ wind, prodotto da Nick Lowe e accolto bene da pubblico e critica. I successivi confermeranno Parker e la band come una delle migliori della seconda metà degli anni Settanta. La loro discografia, come quella di tutti i gruppi del pub rock, sarà ricca di album non ufficiali e nastri variamente registrati. Con il procedere del tempo, però, il gruppo e il cantante verranno sempre più tentati da progetti diversi fino a recuperare la reciproca libertà all’inizio degli anni Ottanta. (Gianni Lucini)
sabato 10 gennaio 1976  
domenica 11 gennaio 1976  
lunedì 12 gennaio 1976  
martedì 13 gennaio 1976  
mercoledì 14 gennaio 1976 Esce il primo numero del quotidiano «la Repubblica», fondato da Eugenio Scalfari.
giovedì 15 gennaio 1976  
venerdì 16 gennaio 1976  
sabato 17 gennaio 1976  
domenica 18 gennaio 1976 Renato Curcio viene arrestato a Milano dopo un breve conflitto a fuoco. Curcio era già stato catturato nel 1974 ma poi grazie ad una rocambolesca evasione organizzata da sua moglie Margherita Cagol  fuggì dal carcere di Casale Monferrato nel 1975.
lunedì 19 gennaio 1976  
martedì 20 gennaio 1976  
mercoledì 21 gennaio 1976  
giovedì 22 gennaio 1976  
venerdì 23 gennaio 1976  
sabato 24 gennaio 1976  
domenica 25 gennaio 1976  
lunedì 26 gennaio 1976  
martedì 27 gennaio 1976 Alcamo Marina (TP). I carabinieri Salvatore Falcetta di 35 anni e Carmine Apuzzo di 19 vengono uccisi nel sonno a colpi di pistola. I killer si allontanano portandosi via uno strano bottino armi, divise e tesserini personali delle vittime. Nelle indagini, mentre polizia e magistratura battono la pista della malavita e della mafia, i carabinieri si orientano subito, ma senza risultati, su quella del terrorismo rosso. Sedi ed abitazioni di militanti della sinistra extraparlamentare sono sottoposte ad una perquisizione a tappeto. Nel tentativo di confondere le acque un fantomatico NSA (Nucleo Sicilia Armata) diffonde un messaggio con cui si attribuisce la paternità del delitto. Il 14 febbraio i veri responsabili vengono arrestati. Si tratta di Giuseppe Vesco, Giovanni Mandala, Vincenzo Ferrantelli,, Giuseppe Gulotta e Gaetano Sant’Angelo. Vengono recuperate anche le divise e le armi sottratte agli uccisi . Secondo gli inquirenti gli autori del delitto costituivano una banda di delinquenti comuni, isolati e privi di legami politici .Non viene tenuta in nessun conto la circostanza che gli arrestati sono strettamente legati agli ambienti politici democristiani.
mercoledì 28 gennaio 1976  
giovedì 29 gennaio 1976  
venerdì 30 gennaio 1976  
sabato 31 gennaio 1976  
Il CSIS ( Centro Studi Strategici e Internazionali dell’università di Georgetown), uno dei centri teorici dell’estrema destra americana, organizza un seminario sulla “…minaccia comunista in Italia…”. Relatori di spicco: William Colby, dimesso da poco dalla carica di direttore della CIA, Ray Cline, ex vicedirettore centrale dei servizi di spionaggio, e Claire Booth Luce, già ambasciatrice in Italia. Tutti gli oratori del convegno si mostrano d’accordo sulla necessità di una “…azione americana…” al fine di impedire una vittoria comunista nelle elezioni politiche. Molti citano l’esempio cileno come “…un precedente ben riuscito…”
domenica 1 febbraio 1976  
lunedì 2 febbraio 1976  
martedì 3 febbraio 1976  
mercoledì 4 febbraio 1976  
giovedì 5 febbraio 1976  
venerdì 6 febbraio 1976  
sabato 7 febbraio 1976  
domenica 8 febbraio 1976  
lunedì 9 febbraio 1976 Nasce a Bologna (Via del Pratello 41) Radio Alice la prima radio privata italiana con connotazioni politiche per la sua vicinanza al movimento studentesco.
martedì 10 febbraio 1976  
mercoledì 11 febbraio 1976  
giovedì 12 febbraio 1976  
venerdì 13 febbraio 1976  
sabato 14 febbraio 1976  
domenica 15 febbraio 1976  
lunedì 16 febbraio 1976  
martedì 17 febbraio 1976 Viene arrestato Ovidio Lefevbre per lo scandalo delle tangenti “ Lockheed”. 
mercoledì 18 febbraio 1976  
giovedì 19 febbraio 1976  
venerdì 20 febbraio 1976  
sabato 21 febbraio 1976 Il 21 febbraio 1976 Peppino Di Capri vince per la seconda volta nella sua carriera il Festival di Sanremo con Non lo faccio più. La manifestazione, pur lontana dai fasti di un tempo, sembra lentamente recuperare prestigio. Qualche stupore destano le eliminazioni di personaggi come Rosanna Fratello, che interpreta in modo molto sensuale il brano Il mio primo rossetto e Romina Power, in gara con Noi due, una canzone scritta da lei stessa insieme al marito Al Bano, entrambe alla vigilia considerate sicure protagoniste della rassegna sanremese. Crescono anche le vendite dei dischi, grazie soprattutto a Linda bella Linda dei Daniel Sentacruz Ensemble, destinata a diventare il ‘tormentone’ musicale della primavera del 1976. Questa edizione del Festival ha poi anche il pregio di riproporre all’attenzione del pubblico Peppino Di Capri, uno dei geniali protagonisti della canzone italiana degli ultimi anni Cinquanta e dei primi Sessanta. Nato nel 1939 a Capri, il cantante, il cui vero nome è Giuseppe Faiella inizia molto presto a suonare nei night club e a sedici anni vince, con la sua band, i Rockers una gara televisiva per voci nuove. Nel 1959 entra per la prima volta nella classifica dei dischi più venduti con Nun è peccato, il primo di una lunghissima serie di successi. Formidabile interprete di un’azzeccata miscela tra il dialetto partenopeo e i ritmi d’oltreoceano stabilisce un vero e proprio record entrando, dal 1959 al 1964, per ben trentaquattro volte consecutive in hit parade. Nel 1963 dopo aver dominato la vetta della classifica con la sua versione di Don’t play that song, vince il Cantagiro. Nel 1970 trionfa in quella che resta nella storia come l’ultima edizione del Festival di Napoli con Me chiamme ammore, in coppia con Gianni Nazzaro. A partire dal 1971 la sua storia artistica si incrocerà più volte con quella del Festival di Sanremo.  (Gianni Lucini)
domenica 22 febbraio 1976  
lunedì 23 febbraio 1976  
martedì 24 febbraio 1976  
mercoledì 25 febbraio 1976  
giovedì 26 febbraio 1976  
venerdì 27 febbraio 1976  
sabato 28 febbraio 1976  
domenica 29 febbraio 1976  
lunedì 1 marzo 1976  
martedì 2 marzo 1976  
mercoledì 3 marzo 1976  
giovedì 4 marzo 1976  
venerdì 5 marzo 1976  
sabato 6 marzo 1976  
domenica 7 marzo 1976  
lunedì 8 marzo 1976  
martedì 9 marzo 1976  
mercoledì 10 marzo 1976  
giovedì 11 marzo 1976  
venerdì 12 marzo 1976  
sabato 13 marzo 1976  
domenica 14 marzo 1976 Extraparlamentari di sinistra lanciano bottiglie molotov contro l’ambasciata di Spagna causando la morte di una persona ed il ferimento di altre tre persone.
lunedì 15 marzo 1976 Roma. Gli agenti inseguono un gruppo di extraparlamentari di sinistra che poco prima avevano lanciato bottiglie molotov davanti all’ambasciata spagnola presso la Santa Sede in piazza di Spagna .Nei giardini del Pincio, un poliziotto, Lucio Lucentini, spara quattro colpi m rapida successione .Un proiettile raggiunge alla fronte l’ingegnere Mano Marotta di 52 anni mentre passeggiava insieme ad una amica. II Marotta completamente estraneo ai fatti, muore all’istante, un’altra pallottola colpisce al polpaccio il giovane Luigi De Angelis di 22 anni che viene piantonato in stato di arresto all’ospedale . Secondo alcune testimonianze a sparare contro i dimostranti sarebbe stato anche un agente in borghese. L’uccisione del Marotta è il tragico epilogo di due giornate infuocate che hanno visto la polizia far uso ripetutamente delle armi. Il giorno prima un militante di Avanguardia Operaia. Giuseppe Gonnella di 23 anni, era stato colpito alla gamba sinistra da una pallottola sparatagli dai poliziotti mentre correva lungo la via Appia.
martedì 16 marzo 1976  
mercoledì 17 marzo 1976  
giovedì 18 marzo 1976 A Londra viene presentato, in prima visione assoluta il film “L’uomo che cadde sulla terra”, interpretato da David Bowie. All’evento mondano il cantante non partecipa perché è impegnato in tour, ma sia il pubblico che la critica mostrano di apprezzare l’interpretazione data da Bowie all’alieno arrivato sulla terra in pace e perseguitato dal potere. Molto liberamente ispirato a un romanzo di Walter Travis e sceneggiato da Paul Maysberg, il film diretto da Nicolas Roeg può essere considerato uno degli ultimi esempi del genere fantascientifico politicamente impegnato degli anni Settanta. Con David Bowie ci sono Rip Torn, Candy Clark, Buck Henry e Bernie Casey.
venerdì 19 marzo 1976  
sabato 20 marzo 1976  
domenica 21 marzo 1976  
lunedì 22 marzo 1976  
martedì 23 marzo 1976 Colpo di stato in Argentina, viene deposta Isabelita Peron, al potere va una giunta di generali, quasi tutti aderenti alla loggia P2 di Licio Gelli
mercoledì 24 marzo 1976  
giovedì 25 marzo 1976  
venerdì 26 marzo 1976  
sabato 27 marzo 1976  
domenica 28 marzo 1976 Arrestati il gen. Gian Adelio Maletti, capo dell’ufficio D del SID e il capitano Antonio La Bruna, in forza al servizio segreto, per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana
lunedì 29 marzo 1976  
martedì 30 marzo 1976  
mercoledì 31 marzo 1976  
giovedì 1 aprile 1976  
venerdì 2 aprile 1976  
sabato 3 aprile 1976 Arriva per la prima volta al vertice della classifica dei dischi più venduti il singolo Disco lady interpretato da Johnnie Taylor, destinato a passare alla storia per essere stato il primo disco di platino dell’industria discografica degli Stati Uniti. Taylor è un interprete di lungo corso che inizia a cantare gospel dall’età di otto anni in varie corali di Memphis e del Kansas e a quattordici anni è già famoso a Chicago negli Highway Q.C. Qui conosce Sam Cooke di cui prende successivamente il posto nei Soul Stirrers dopo aver militato in altri gruppi ancora come i Five Echoes. Chiamato anche “il filosofo del soul” inizia la sua carriera da solista nei primi anni Sessanta e arriva al successo nel 1969 con l’album Who’s making love e con i singoli Who’s making love e Take care of your homework. Da quel momento per tutti gli anni Settanta centra una lunga serie di successi, culminata nel 1976 proprio con il singolo Disco lady che vende oltre due milioni di copie ed è il primo disco beneficiato dalla decisione delle case discografiche di premiare con il disco di platino le vendite milionarie. (Gianni Lucini)
  Un incendio alla Fiat Mirafiori distrugge due capannoni e vari edifici limitrofi, le Brigate rosse ne rivendicano la paternità.
domenica 4 aprile 1976  
lunedì 5 aprile 1976  
martedì 6 aprile 1976  
mercoledì 7 aprile 1976 Roma. Extraparlamentari appartenenti all’area dell’Autonomia Operaia lanciano bottiglie molotov contro la parte posteriore del ministero di Giustizia in segno di protesta per la Conferma della condanna dell’anarchico Giovanni Marini. L’agente di custodia in borghese Domenico Velluto si lancia all’inseguimento dei giovani. Prende accuratamente la mira e spara ad altezza d’uomo. Lo studente Mano Salvi di 21 anni rimane ucciso sul colpo. Un proiettile lo ha raggiunto in pieno alla nuca. Il giorno successivo, nel corso delle manifestazioni di protesta per l’uccisione di Salvi i carabinieri sparano tra la folla a Campo de’ Fiori. Il 15 aprile la guardia carceraria Velluto viene arrestato su ordine del sostituto procuratore Gianfranco Viglietta che conduce l’inchiesta. L’accusa e quella di omicidio preterintenzionale per il quale è prevista una pena da 10 a 18 anni di reclusione. L’arresto di Velluto non ha precedenti. Finora infatti non era mai avvenuto che un agente fosse stato incarcerato per aver ucciso qualcuno nel corso di una manifestazione. L’assassinio di Salvi ricorda un’altra esecuzione a freddo, quella di Pietro Bruno, avvenuta con le stesse modalità e per la quale l’inchiesta è ferma da mesi alla Procura Generale.
  Muore a New York il contrabbassista Jimmy Garrison. Nato a Miami, in Florida, il 3 marzo 1934 viene registrato all’anagrafe con il nome di James Emory Garrison. Quando ha nove anni si trasferisce con la famiglia a Philadelphia, in Pennsylvania dove studia con profitto il clarinetto, strumento che lascia nel 1952 per passare al contrabbasso. Il suo primo ingaggio professionale arriva da un gruppo di rhythm and blues, anche se la sua vera passione resta il jazz. Nel tempo libero collabora con vari jazzisti come il pianista Bobby Timmons e il batterista Albert Heath e soprattutto con Louis Judge. Nel 1955 resta senza contratto e per guadagnarsi da vivere lavora come autista di camion pur non abbandonando mai la musica. Nel 1958 torna a dedicarsi al contrabbasso a tempo pieno. Si trasferisce a New York dove collabora sia in concerto che in sala di registrazione con vari esponenti del jazz di quella città come il batterista Philly Joe Jones, i sassofonisti Jackie McLean, J. R. Monterose, Lee Konitz e Warne Marsh e il clarinettista Tony Scott. In quel periodo lavora inoltre con Lennie Tristano, Benny Golson, Curtis Fuller Kenny Dorham e Bill Evans. Quando entra a far parte del gruppo di Ornette Coleman viene ascoltato e notato al Five Spot Café di New York da John Coltrane che lo vuole con sé. Nel mese di novembre 1961 Jimmy Garrison entra così a far parte del quartetto di John Coltrane, sostituendo Reggie Workman. Inizia un sodalizio artistico destinato a durare senza ininterruzioni fino alla morte del sassofonista, nel 1967 quando Garrison è rimasto l’unico superstite dell’originario, leggendario quartetto. Legato a Coltrane da un profondo rapporto d’amicizia suona anche al suo funerale insieme a Elvin Jones e a Joe Farrell. Proprio con Elvin Jones, dopo una breve parentesi di sei mesi con il pianista Hampton Hawes, inizia la fase post-coltraniana della sua carriera. A partire dal mese di marzo del 1969 riprende la sua autonomia suonando con Walter Bishop, McCoy Tyner, Alice Coltrane, Bill Dixon, Nathan Cavis, Ted Curson, Bill Barron, Rolf e Joachim Kühn oltre che con Archie Shepp e Dave Burrell. Quando sta per entrare nel pieno della maturità artistica muore per un cancro polmonare. (Gianni Lucini)
giovedì 8 aprile 1976  
venerdì 9 aprile 1976 il trentacinquenne folksinger Phil Ochs, in preda a una crisi depressiva, si impicca nell’appartamento di sua sorella. Esponente dell’ala più radicale e militante della canzone di protesta degli anni Sessanta è autore e interprete di brani graffianti come I Ain’t Marching Anymore che a partire dal 1965 diventa l’inno più cantato nelle manifestazioni dei giovani statunitensi contro la guerra nel Vietnam che viene messo al bando dalla programmazione radiofonica e televisiva in tutta la nazione. Dello stesso anno sono anche Draft Dodger Drag e There But For Fortune. Quest’ultimo, insieme a Changes del 1966 è considerato il suo più grande successo discografico. Dopo I Ain’t Marching Anymore il brano più politico della sua produzione è The Ringing For Revolution. Tra i suoi album sono da ricordare anche Pleasures Of The Harbour del 1967 e lo splendido Tape From California dell’anno dopo, che contiene anche When In Rome, un amaro e desolato brano sulla storia del suo paese. (Gianni Lucini)
sabato 10 aprile 1976  
domenica 11 aprile 1976  
lunedì 12 aprile 1976  
martedì 13 aprile 1976  
mercoledì 14 aprile 1976  
giovedì 15 aprile 1976  
venerdì 16 aprile 1976  
sabato 17 aprile 1976  
domenica 18 aprile 1976  
lunedì 19 aprile 1976  
martedì 20 aprile 1976  
mercoledì 21 aprile 1976  
giovedì 22 aprile 1976  
venerdì 23 aprile 1976  
sabato 24 aprile 1976  
domenica 25 aprile 1976 Il settimanale Il Tempo pubblica un servizio in cui rivela l’esistenza, fino ad allora segreta, della base di Capomarrargiu, dove poi risulterà, ricevono addestramento militare i membri di Gladio
lunedì 26 aprile 1976  
martedì 27 aprile 1976 Gaetano Amoroso dei Comitati antifascisti viene assassinato da Cavalli ed altri squadristi della sezione del MSI di Via Guerrazzi, rimangono feriti Carlo Palma e Luigi Spera
  Il treno che attraversa la frontiera tra l’URSS e la Polonia trasporta un ospite di riguardo. È David Bowie che, dopo un breve viaggio in Unione Sovietica, sta tornando a casa. La rockstar non lo sa, ma alcune sue frequentazioni moscovite con ambienti legati all’estrema destra nostalgica non sono sfuggite all’attenzione degli agenti in borghese incaricati di vegliare in modo discreto sulla sicurezza di un personaggio così popolare. Quando il treno arriva al posto di frontiera con la Polonia David dichiara di non aver nulla da dichiarare, ma una attenta perquisizione ai suoi bagagli rivela che tra gli indumenti e gli oggetti personali c’è un’intera collezione di libri nazisti. Dopo essere stato fatto scendere dal treno viene accompagnato negli uffici della polizia dove gli viene notificato l’immediato sequestro delle pubblicazioni. Il cantante tenta di opporsi sostenendo che i libri gli servono come documentazione per un film su Goebbels. Quando gli viene fatto notare che alcuni dei libri rinvenuti nel suo bagaglio sono illegali e fuorilegge non solo in Unione Sovietica, ma anche nel suo paese e in quasi tutta l’Europa occidentale, Bowie perde il controllo e inizia a inveire contro la polizia. Una piccola folla di curiosi, tra cui alcuni giornalisti, ascolta le sue frasi irate: «Comunisti di merda! Io sono un cittadino britannico, non un russo. Voi non mi potete sequestrare niente! Voglio l’intervento della mia ambasciata!» Messo al corrente dell’accaduto il consolato britannico fa sapere che il sequestro di pubblicazioni naziste non rientra nelle sue competenze… Il cantante risale sul treno urlando che «La Gran Bretagna sarebbe trattata meglio se avesse un leader fascista». La storia non finisce lì perché quando il 2 maggio David Bowie arriva in Victoria Station a Londra saluta i fans che l’attendono con il braccio teso nel saluto nazista accompagnato da un secco «Heil Hitler!». L’inquietante innamoramento durerà a lungo, così come l’astio nei confronti del suo paese, tanto da indurlo a trasferirsi per qualche anno in Germania. A fronte della solidarietà aperta dei movimenti di estrema destra e della condanna di quelli di sinistra, non manca chi reagisce con ironia: «David Bowie ogni tanto si presenta con una faccia nuova. Di solito accade quando è in crisi creativa e la provocazione è sempre proporzionale alla sua paranoia del momento. Adesso fa il nazista? A parte gli idioti che esultano, gli altri dovrebbero ignorarlo. Sei nazista? Chi se ne frega…». (Gianni Lucini)
mercoledì 28 aprile 1976 A Torino le Brigate rosse danno alle fiamme le auto di due giornalisti della “ La Stampa”.
giovedì 29 aprile 1976 Milano. I fascisti rilanciano la strategia della tensione. All’ospedale Fatebenefratelli muore lo studente Gaetano Amoroso di 21 anni, membro dei comitati antifascisti, che era stato accoltellato due giorni prima da un gruppo di picchiatori neri. Gli assassini di Amoroso frequentavano attivamente le sedi missine e il loro capo Gilberto Cavallini era un dirigente del Fronte della Gioventù. Nella mattina dello stesso giorno 29, alle ore 8,20, il consigliere provinciale del MSI Enrico Pedenovi, considerato un neofascista moderato ma intimo amico di Servello, uno dei capi dello squadrismo milanese, viene ucciso con sei colpi di pistola calibro 9 mentre esce di casa. L’uccisione di Pedenovi - eseguita con una tecnica da professionisti - ricorda un altro assassinio, quello del commissario Calabresi.
  A Milano viene assassinato il consigliere comunale missino Enrico Pedenovi.
venerdì 30 aprile 1976 Nel corso delle indagini sui rapimenti di alcuni figli di personaggi noti (Bulgari, Ortolani, Danesi), viene arrestato a Roma Albert Bergamelli del clan dei marsigliesi. Al momento dell’arresto dichiara “…una grande famiglia mi protegge…”, molti pensano alla mafia, ma quando verranno sequestrati gli elenchi Bergamelli risulterà iscritto alla loggia P2 di Gelli. Oltre a Bergamelli viene arrestato anche Gian Antonio Minghelli, segretario della loggia P2. In seguito Minghelli verrà prosciolto
sabato 1 maggio 1976 A Milano, in piazza Santo Stefano è scoperta la stele in memoria di Claudio Varalli e Giannino Ribecchi scolpita da Alfredo Neonato, ma il Comune fa sapere che la lapide, non essendo regolarmente autorizzata, sarà rimossa.
domenica 2 maggio 1976 A Roma, numerosi militanti di sinistra sono feriti ed arrestati mentre tentano di raggiungere l’Ambasciata spagnola per protestare contro le esecuzioni di morte del regime franchista a carico di due dissidenti.
lunedì 3 maggio 1976 A Roma, una ventina di elementi di destra assaltano la sezione Pci di via Properzio.
martedì 4 maggio 1976  
mercoledì 5 maggio 1976 Al congresso mondiale dell’OMPAM, che si svolge a Rio De Janeiro, nel discorso inaugurale Gelli afferma “…Considero superfluo ricordare a tutte le potenze occidentali che oggi il vero e grande pericolo per l’umanità è rappresentato dalla penetrazione del comunismo che sta abbattendo le più sacre ed inalienabili libertà umane
  Nell’ambito delle indagini sul “golpe bianco”, programmato per l’agosto 1974, su mandato del giudice istruttore di Torino, Luciano Violante, vengono arrestati Edgardo Sogno e Luigi Cavallo.
  A Roma, i Nap feriscono in agguato il sostituto procuratore della repubblica Paolino Dell’Anno.
giovedì 6 maggio 1976  
venerdì 7 maggio 1976  
sabato 8 maggio 1976 A Bologna, sono emessi i mandati di cattura a carico di Luciano Franci, Piero Malentacchi e Mario Tuti per la strage dell’Italicus.
domenica 9 maggio 1976  
lunedì 10 maggio 1976  
martedì 11 maggio 1976  
mercoledì 12 maggio 1976  
giovedì 13 maggio 1976  
venerdì 14 maggio 1976  
sabato 15 maggio 1976  
domenica 16 maggio 1976  
lunedì 17 maggio 1976  
martedì 18 maggio 1976  
mercoledì 19 maggio 1976  
giovedì 20 maggio 1976  
venerdì 21 maggio 1976  
sabato 22 maggio 1976  
domenica 23 maggio 1976  
lunedì 24 maggio 1976  
martedì 25 maggio 1976  
mercoledì 26 maggio 1976  
giovedì 27 maggio 1976  
venerdì 28 maggio 1976 Sezze Romano (LT). Scontri durante un comizio del deputato fascista Saccucci (iscritto alla P2). Muore ucciso a colpi di pistola Luigi Di Rosa, 19 anni, militante della federazione giovanile del PCI, e resta ferito Antonio Salvatore Spirito, militante di Lotta Continua. La sparatoria è cominciata in piazza, subito dopo il termine del comizio. Sul palco Saccucci ha tirato fuori la pistola, poi è sceso e ha cominciato a sparare. Per questo ennesimo episodio di violenza nera vengono arrestati il neonazista Pietro Allatta, Angelo Pistolesi candidato del MSI e il maresciallo del SID Francesco Treccia. Saccucci, anch’egli agente del SID ,implicato nel mancato ‘golpe Borghese’ del dicembre 1970, riesce invece a fuggire all’estero grazie alla strana inefficenza del Ministero degli Interni . Verrà arrestato alcuni giorni dopo in Inghilterra. Il SID, sempre presente in tutte le trame della strategia della tensione, non manca neppure questa volta. L’agente Troccia, uomo di fiducia dei cospiratori della “Rosa dei Venti”, era uno degli organizzatori della campagna elettorale di Saccucci e ne aveva protetto la fuga dopo la sparatoria.
sabato 29 maggio 1976  
domenica 30 maggio 1976  
lunedì 31 maggio 1976  
martedì 1 giugno 1976  
mercoledì 2 giugno 1976 A Roma, militanti di sinistra devastano un bar, in via delle Medaglie d’Oro, ritenuto luogo di ritrovo dei militanti di destra della zona.
giovedì 3 giugno 1976  
venerdì 4 giugno 1976  
sabato 5 giugno 1976  
domenica 6 giugno 1976  
lunedì 7 giugno 1976  
martedì 8 giugno 1976 A Genova, intorno alle ore 13:30 in salita Santa Brigida, un nucleo delle Brigate Rosse tende un agguato aI procuratore generale di Genova, Francesco Coco, e alla sua scorta. Coco, il brigadiere di PS Giuseppe Saponara e l’appuntato dei carabinieri Antioco Dejana, vengono assassinati. Coco 68 anni, uomo d’ordine e sempre schierato dalla parte del potere costituito era noto per l’accanimento con cui aveva perseguito 1’estrema sinistra . Egli si era guadagnato anche la fama di insabbiatore in seguito alla archiviazione di diversi protessi che erano stati iniziati da pretori progressisti. L’azione viene rivendicata con un volantino. Il giorno successivo nell’aula del tribunale di Torino dove e’ in corso il processo ad alcuni militanti BR, uno di essi, cerca di leggere un comunicato di sostegno all’azione. Quello di Coco e’ il primo omicidio premeditato delle BR. Questo nuovo gravissimo fatto di sangue non è che l’ultimo dei numerosi episodi che hanno arroventato la campagna elettorale. Dopo Sezze, il 4 giugno a Roma si erano avuti scontri originati da una provocazione dei neofascisti e al termine dei quali 5 di essi erano rimasti feriti da colpi d’arma da fuoco. Negli scontri, che presentano molti aspetti oscuri, si erano inseriti anche agenti travestiti da militanti della sinistra extraparlamentare..
mercoledì 9 giugno 1976  
giovedì 10 giugno 1976  
venerdì 11 giugno 1976  
sabato 12 giugno 1976  
domenica 13 giugno 1976 Sandro Saccucci viene arrestato a Londra per i fatti di Sezze Romano dove mori il giovane Luigi De Rosa.
lunedì 14 giugno 1976  
martedì 15 giugno 1976  
mercoledì 16 giugno 1976  
giovedì 17 giugno 1976  
venerdì 18 giugno 1976  
sabato 19 giugno 1976  
domenica 20 giugno 1976 Alle elezioni politiche le sinistre raggiungono complessivamente il 45.5 % dei voti.
lunedì 21 giugno 1976 A Pistoia le Brigate rosse feriscono alle gambe un dirigente Dc locale.
martedì 22 giugno 1976  
mercoledì 23 giugno 1976  
giovedì 24 giugno 1976  
venerdì 25 giugno 1976  
sabato 26 giugno 1976 Al Parco Lambro di Milano si apre la VI Festa del Proletariato Giovanile. Sesta e ultima. Organizzata dalla mitica e discussa testata dell’underground milanese Re Nudo con l’adesione di altre riviste come Falce e martello, A Rivista Anarchica, Umanità Nova e Rosso nonché di organizzazioni come il Partito Radicale, Lotta Continua e la IV Internazionale, promette «tre giorni di musica, cultura e dibattito politico». Come spesso accade le sigle non significano niente. Ogni ragazza e ogni ragazzo che confluisce in quell’immenso e spelacchiato spiazzo dove la terra e la polvere finiscono rapidamente per avere il sopravvento sulle sparute zolle d’erba rappresenta, innanzitutto se stessa o se stesso e la propria storia. Non è una festa asettica né viene percepita come tale, ma la vera molla della partecipazione è l’idea di passare cinque giornate in una sorta di paradiso possibile dove l’impegno politico e la gioia di vivere si mescolano con musica e divertimento. Se si fa l’analisi politica delle appartenenze ci sono gli anarchici, i radicali, i trotzkisti, quelli di Lotta Continua e dell’autonomia, tutti rappresentati nel cartello organizzatore, ma non mancano gruppi nutriti e visibili di militanti dell’MLS o di Avanguardia Operaia, giovani iscritti al PCI e al PSI, hippies un po’ fuori tempo e un gran numero di ragazzi e ragazze arrivati fin lì per esserci, vedere che cosa succede, ascoltare la musica e farsi sostanzialmente i fatti propri. I tempi sono frizzanti. Nelle elezioni politiche il PCI, che l’anno prima ha trionfato nelle consultazioni regionali cogliendo i frutti del clima nuovo che si respira nel paese, ha sfiorato il sorpasso della DC. La complicata e variegata galassia delle organizzazioni extraparlamentari di sinistra sta discutendo sulla possibilità di unificare gli sforzi per spostare in avanti teoria, prassi, comportamenti e vanità. Tra gli organizzatori (o in gran parte di essi) si dà quasi per scontato che il “dibattito” sull’argomento sia una passione che finirà per attraversare quasi per grazia divina tutto quel magma che viene definito “proletariato giovanile”. Molte sono le voci che vedono in questa definizione una sorta di nuovo soggetto politico da contrapporre a quello di “classe” e in ogni caso quasi tutti sono convinti che l’appuntamento al Parco Lambro debba essere per forza uno snodo fondamentale di questo dibattito. Chi osa soltanto pensare che il “proletariato giovanile” più che un concetto politico sia solo una semplificazione linguistica per definire una realtà frammentata e complessa di umori, speranze, bisogni, passioni e (perché no?) indifferenze, viene tacciato sostanzialmente di disfattismo. L’elemento centrale dell’evento dovrebbe essere, comunque, la musica. Tanta, buona e militante. Tutti gli artisti in programma, con l’eccezione parziale dell’unica “star” internazionale Don Cherry, sono accasati con etichette che oggi si chiamerebbero “indipendenti” (Ultima Spiaggia, Cramps, Intingo solo per citare le più note). Tra gli artisti annunciati ci sono, oltre al già citato Don Cherry, Sensations’ Fix, Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Taberna Mylaensis, Canzoniere del Lazio, Area, Tony Esposito, Agorà, Carrozzone, Paolo Castaldi, Gianfranco Manfredi e un’infinità di improvvisate. Nessuno di loro percepisce il becco di un quattrino salvo un rimborso garantito soltanto a chi non è accasato con nessuna casa discografica. La scelta “indipendente” è rigorosa anche nella scelta di affidare la registrazione dei concerti all’etichetta “indipendente” Laboratorio che poi ne pubblicherà una parte nell’album Parco Lambro. Il cuore pulsante di quello che oggi chiameremmo con un po’ di disinvoltura “evento” è o dovrebbe essere la musica da vivere nella più completa libertà in un’area libera dalle suggestioni del capitale e, almeno in teoria, della società dei consumi. Gran parte dei ragazzi e delle ragazze che arrivano lì hanno in mente questo. Contrariamente a quanto scritto in postume esaltazioni, ma anche in postume denigrazioni, l’ingresso non è libero. C’è una tessera per tutte le giornate che costa 1.000 lire. Dà diritto all’ingresso e basta. Per la verità occorre riconoscere che con il procedere delle ore e delle giornate il numero di chi passa senza pagare nulla da varchi improvvisati tenderà a crescere. Il servizio d’ordine messo in piedi dagli organizzatori infatti, soprattutto negli ultimi giorni, è più occupato a sedare o a collaborare ai vari tumulti per occuparsi di portoghesi e autoriduttori o per presidiare militarmente il recinto che cinge il parco. Con o senza biglietto chi entra si trova in una sorta di grande e colorata fiera di stand politici e commerciali, iniziative, proposte e momenti di discussione, divertimento o anche soltanto di chiacchiera. Gli stand politici offrono materiale vario e anche vettovaglie e bevande a prezzi inizialmente modici e comunque inferiori a quelli dei chioschi affittati ai privati. I luoghi destinati alla musica sono fondamentalmente due: il palco centrale per i concerti degli artisti “da cartellone” e un prato laterale per le improvvisazioni e la musica acustica. Lo stesso prato ha il compito di ospitare anche dibattiti, spettacoli, teatrali, massaggi e momenti di meditazione collettiva. Nelle intenzioni e anche nella dislocazione la VI edizione della Festa del Proletariato Giovanile sembra davvero aver fatto tesoro delle esperienze precedenti visto che solo pochi anni prima sulle rive del Ticino a Zerbo in provincia di Pavia il “proletariato giovanile” si erano ritrovato, per dirla con Finardi, «a fare Woodstock sulla riva del fiume» attrezzati con acqua, sole e poco altro. Insomma, tutto dovrebbe andare per il verso giusto, ma non è così. Fin dalla sua costruzione la VI Festa del Proletariato Giovanile sembra nascere sotto nefasti auspici. Il Comune di Milano, che pure concede l’uso del Parco, nega l’allacciamento dell’acqua e decide di non svolgere il servizio di pulizia concordato. Per l’acqua in qualche modo si supplisce anche perché il cielo spesso fa le bizze, ma per la pulizia ben presto il fai da te lascia spazio al più prevedibile letamaio diffuso. I dispetti del Comune non finiscono qui visto che, inopinatamente, arriva anche a interrompere la fornitura di energia elettrica. Per metterci una pezza gli organizzatori sono costretti a noleggiare generatori e ad aggiustarsi con allacciamenti di fortuna. Tutto questo sotto una pioggia battente e di fronte a decine di migliaia di persone arrivate nel pomeriggio e costrette ad attendere per ore tra acqua e cavi sparsi l’inizio dei concerti. Nonostante tutto la Festa parte e la musica riesce a far dimenticare i piccoli inconvenienti. Le difficoltà, però, se da un lato rendono epiche le giornate e i concerti, dall’altro fanno da catalizzatore delle differenze e del nervosismo latente che attraversa i rapporti tra i vari gruppi che compongono quello che oggi definiremmo “movimento”. Le contraddizioni si mutano in conflitto e la dialettica muore di fronte al vibrare della violenza. A dispetto delle ricostruzioni un po’ forzate va subito detto che la maggioranza dei ragazzi arrivati al Parco Lambro non è direttamente protagonista degli episodi più inutili e odiosi. La parte musicale finisce per diventare un’oasi di ristoro e viaggia per conto suo mentre la maionese della politica impazzisce e invece di amalgamarsi finisce per separare irrimediabilmente i suoi componenti. L’idea di una Festa che si trasforma in una rissa generale è stata inventata dai media dell’epoca e anche dall’eccessiva enfasi data da ogni gruppo alle responsabilità degli “altri”. Il casino coinvolge una frangia corposa ma non la totalità dei partecipanti che osserva con curiosità e qualche volta con stizza quel che accade. Tutto accade nel secondo giorno. La situazione precaria delle strutture e l’afflusso di persone superiore a quello previsto fanno sì che gli stand (anche quelli politici) si adeguino rapidamente alle leggi di mercato applicando consistenti aumenti a panini e bevande (una lattina di birra vine portata a 350 lire da tutti). La stessa regola, con qualche aggiustamento verso l’alto, viene applicata anche dallo stand dei polli arrosto per recuperare le perdite subite con il cattivo funzionamento dell’impianto elettrico. Il disagio provocato da queste decisioni invece di essere risolto con una discussione che coinvolga tutti, compresi i gruppi politici che nei loro stand si sono adeguati all’andazzo generale, provoca la rottura del fragile equilibrio tra le componenti. Ciascuno cerca di egemonizzare la protesta per proprio conto. Il gioco a “chi ce l’ha più lungo” vede un’escalation di azioni “esemplari”. La più pericolosa è il tentativo di esproprio proletario al vicino Supermercato di Via Feltre, che rischia di dare il pretesto alla polizia per entrare nel parco affollato da migliaia di ragazzi e ragazze arrivati solo per la musica. Poi ci sono le “bravate” inutili come l’assalto alla “Capanna dello Zio Tom”, uno storico chiosco del parco, e il saccheggio del furgone che trasporta i polli surgelati destinato a diventare il simbolo negativo delle giornate. Infine ci sono le cazzate, vale a dire, regolamenti di conti interni ai servizi d’ordine e ai militanti delle varie organizzazioni con qualche pestaggio sparso e la distruzione totale dello stand del FUORI, il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, per la prima volta presente e non senza discussioni alla Festa. L’unica iniziativa utile appare l’occupazione del vicino Istituto “Molinari” che consente ai partecipanti di non passare la notte sotto la pioggia. L’esplosione violenta delle contraddizioni lascia tracce pesanti sulla Festa e non solo perché evidenzia come il grosso dei partecipanti non si sia lasciato coinvolgere dalle “paturnie” e dagli scazzi, ma perché il rischio è che salti tutto. Viene quindi indetta un’assemblea per decidere il da farsi. Inizia nel prato destinato ai dibattiti ma poi, vista la scarsa partecipazione, si trasferisce sul Palco Centrale per “coinvolgere tutti”. In realtà non riesce ad appassionare il grosso dei ragazzi e delle ragazze e quando poco più di un migliaio votano per alzata di mano la stragrande maggioranza decide che è tempo di smetterla con le cazzate e di andare avanti con la musica. I concerti continuano e restano nel cuore di chi ci è stato come una gemma preziosa da portare nel proprio scrigno dei ricordi. Non così per le valutazioni politiche di fatti che vedono la rottura in mille rivoli del movimento. Alcuni degli artisti presenti mettono in musica questi concetti. E se Gianfranco Manfredi canta lo sgomento di fronte al riemergere delle divisioni («E stiamo tutti insieme, ma ognuno sta per sé/la ricomposizione si sogna ma non c’è/ognuno nel suo sacco o nudo fra il letame/solo come un pulcino bagnato o come un cane») Eugenio Finardi va giù duro e diretto («All’alba del ‘76 il mito era crollato/perso nei calci a un pollo surgelato/tra fiumi di cazzate nella foga del momento/ci si prende a sprangate anche dentro al movimento»). Negli anni successivi in molti rifletteranno su quegli episodi a partire dallo stesso Andrea Valcarenghi, deus ex machina della Festa, fondatore e direttore di “Re Nudo” che in “Non contate su di noi” scrive «Nessuno ipotizzò quello che sarebbe successo, nessuno accennò alla possibilità che la proiezione collettiva dei fantasmi della disperazione avrebbe materializzato mostri da combattere. Nessuno previde che per tanti di noi ancora è necessario darsi un nemico esterno per potere sentirsi uniti contro qualcosa o qualcuno…». C’è il senso della delusione e dello sfacelo in quelle anche l’analisi non si può concludere lì. La VI Festa del Proletariato Giovanile ha messo a nudo le contraddizioni e i limiti delle organizzazioni extraparlamentari e l’incapacità di percepire le diversità come un valore. Ha messo in discussione l’idea della continua frantumazione organizzativa pian piano degenerata in una sorta di guerra per bande poco politica e molto adolescenziale (indipendentemente dall’età dei partecipanti). Scrive Marisa Rusconi nell’introduzione al libro fotografico “La Festa del Parco Lambro”: «…Proprio lì, dallo sfacelo del mito di un certo modo di stare insieme… c’era già l’embrione di un nuovo movimento, o meglio, della trasformazione del movimento e della sua separazione in diversi filoni, spesso contraddittori…». Ecco, forse la chiave è proprio lì. Nel giugno 1976 finiva un’epoca e ne iniziava un’altra. Il crocevia era nel Parco Lambro anche se, come spesso succede, chi c’era non poteva accorgersene. (Gianni Lucini)
domenica 27 giugno 1976 Michele Sindona viene condannato dal tribunale di Milano a 3 anni e 6 mesi per violazione delle leggi bancarie
lunedì 28 giugno 1976  
martedì 29 giugno 1976  
mercoledì 30 giugno 1976  
Andreotti forma un governo monocolore DC sostenuto dall’astensione di tutti i partiti dell’arco costituzionale, compreso il PCI
giovedì 1 luglio 1976  
venerdì 2 luglio 1976  
sabato 3 luglio 1976  
domenica 4 luglio 1976  
lunedì 5 luglio 1976  
martedì 6 luglio 1976  
mercoledì 7 luglio 1976  
giovedì 8 luglio 1976  
venerdì 9 luglio 1976  
sabato 10 luglio 1976 Il sostituto procuratore della Repubblica, Vittorio Occorsio, che indaga sui rapporti fra terrorismo fascista e massoneria, viene ucciso a Roma con una raffica di mitra da un commando fascista guidato da Concutelli di Ordine Nero. Il giorno prima di essere ucciso, il magistrato parlando con un giornalista, aveva fatto notare che il totale della cifra pagata per i riscatti dei rapimenti per cui era stato arrestato Albert Bergamelli (i sequestri dei figli di Roberto Ortolani, Alfredo Danesi e Giovanni Bulgari, tutti e tre iscritti alla P2), corrispondeva esattamente alla cifra spesa per l’acquisto della sede dell’OMPAM.
  Seveso. Nello stabilimento chimico dell’ ICMESA una valvola di sicurezza del reattore A-101 esplode provocando la fuoriuscita di alcuni chili di diossina nebulizzata.
domenica 11 luglio 1976  
lunedì 12 luglio 1976  
martedì 13 luglio 1976  
mercoledì 14 luglio 1976 Bettino Craxi viene nominato segretario nazionale del PSI a grande maggioranza. Claudio Marteli, suo delfino è eletto vice segretario.
giovedì 15 luglio 1976  
venerdì 16 luglio 1976  
sabato 17 luglio 1976 Alla vigilia dell’apertura dei giochi olimpici di Montreal, prevista per il 17 luglio 1976, entra per la prima volta nel linguaggio sportivo un termine nuovo: boicottaggio. La prima nazione ad annunciare la sua rinuncia a partecipare ai giochi per protesta è Taiwan che, non potendo utilizzare dopo il riconoscimento della Cina Popolare la dizione “Repubblica di Cina” se ne va. Il comitato organizzatore non dà troppo peso al gesto e lascia fare senza tentare alcuna mediazione. Non ci si rende conto dell’importanza che i giochi stanno assumendo anche come formidabile cassa di risonanza per azioni clamorose e gesti propagandistici. L’inerzia e l’incomprensione fanno sì che nubi ben più nere inizino ad addensarsi sui giochi canadesi. La Tanzania chiede l’esclusione dalle gare della Nuova Zelanda, accusata di aver intrattenuto rapporti sportivi con il Sudafrica razzista, e, di fronte al rifiuto degli organizzatori se ne va. Con lei lasciano l’Olimpiade ventisei paesi africani, la Guyana e l’Iraq, ma l’elenco rischia d’allungarsi. Da più parti si chiede che vengano ridotti a quattro i cerchi olimpici che simboleggiano i cinque continenti, vista l’assenza dell’Africa. Iniziano febbrili quanto tardive trattative diplomatiche per salvare i giochi finché, in extremis, si riesce a garantire la presenza del Senegal e della Costa d’Avorio. Il quinto cerchio dell’Olimpiade è salvo. (Gianni Lucini)

domenica 18 luglio 1976  
lunedì 19 luglio 1976  
martedì 20 luglio 1976  
mercoledì 21 luglio 1976 A Seveso la nube tossica arriva alle porte di Milano, i danni per l’ambiente e la salute sono enormi. Si sta studiando la possibilità di evacuare intere aree abitate e abbattere le abitazioni.
giovedì 22 luglio 1976  
venerdì 23 luglio 1976 Seveso, la situazione ecologica è gravissima, si studia la possibilità di evacuare intere aree abitate, si verificano i primi casi di malori d disturbi sulla pelle di alcuni bambini.
sabato 24 luglio 1976 A Seveso le prime 190 persone lasciano le proprie case a causa della nube tossica sprigionatasi dall’ICMESA. Le misurazioni al suolo indicano un altissimo grado di tossicità.
domenica 25 luglio 1976  
lunedì 26 luglio 1976 A Seveso l’intera popolazione viene sgomberata e sottoposta alle analisi del sangue, mentre la nube tossica lambisce i comuni limitrofi ed è alle porte di Milano.
martedì 27 luglio 1976  
mercoledì 28 luglio 1976  
giovedì 29 luglio 1976  
venerdì 30 luglio 1976  
sabato 31 luglio 1976 A Seveso i medici ipotizzano che le donne prossime al parto possano partorire neonati malformati. 
domenica 1 agosto 1976  
lunedì 2 agosto 1976  
martedì 3 agosto 1976  
mercoledì 4 agosto 1976  
giovedì 5 agosto 1976  
venerdì 6 agosto 1976  
sabato 7 agosto 1976  
domenica 8 agosto 1976  
lunedì 9 agosto 1976  
martedì 10 agosto 1976  
mercoledì 11 agosto 1976  
giovedì 12 agosto 1976  
venerdì 13 agosto 1976  
sabato 14 agosto 1976  
domenica 15 agosto 1976  
lunedì 16 agosto 1976  
martedì 17 agosto 1976  
mercoledì 18 agosto 1976  
giovedì 19 agosto 1976  
venerdì 20 agosto 1976  
sabato 21 agosto 1976 Le Runaways entrano per la prima volta nella classifica dei dischi più venduti negli Stati Uniti con l’album The Runaways. È la prima volta che una band di punk rock interamente femminile ottiene un simile successo commerciale. La formazione delle Runaways comprende la cantante Cherrie Currie, la chitarrista Lita Ford, la chitarrista ritmica Joan Jett, la bassista Jackie Fox e la batterista Sandy West. Prodotto da Kim Fowley l’album le impone all’attenzione del pubblico e della critica che le considera un po’ riduttivamente una “versione femminile dei Ramones”. L’aspetto più sorprendente e la rapidità con la quale si sono imposte in un mondo, quello dal punk rock, fino a quel momento esclusivamente maschile. Pochi mesi dopo essere state scoperte e scritturate a Los Angeles dalla Mercury, le cinque ragazzacce hanno centrato l’obiettivo al primo colpo. Qualcuno sospetta che dietro l’improvviso successo ci sia l’abile zampino di Fowley e che le Runaways siano solo una furba operazione commerciale. Non è così. Chiamate a far da spalla a due gruppi importanti come i Television e i Talking Heads a settembre faranno esplodere con la loro fulminante esibizione il CBGB’s, tempio del punk rock newyorkese. Un successo così rapido non può però non ripercuotersi sull’equilibrio interno del gruppo, che non reggerà alla pressione e si frantumerà con altrettanta rapidità. Alla vigilia del primo tour giapponese della band se ne andrà Cherrie Currie. Non verrà sostituita e le Runaways resteranno in quattro con Joan Jett a fare anche da cantante solista. La soluzione interna non basterà, però, a sopperire alla defezione di Jackie Fox che all’inizio dell’estate del 1977 lascerà il gruppo con i nervi a pezzi dopo aver tentato il suicidio, incapace di reggere lo stress della popolarità. Verrà sostituita dalla bassista Vickie Blue, ma ormai il gruppo è entrato nella fase autodistruttiva. Dopo lo scioglimento delle Runaways Cherrie Currie, Joan Jett e Lita Ford continueranno con alterna fortuna, ciascuna per la propria strada, la carriera musicale. (Gianni Lucini)
domenica 22 agosto 1976  
lunedì 23 agosto 1976  
martedì 24 agosto 1976  
mercoledì 25 agosto 1976  
giovedì 26 agosto 1976  
venerdì 27 agosto 1976  
sabato 28 agosto 1976  
domenica 29 agosto 1976  
lunedì 30 agosto 1976  
martedì 31 agosto 1976 L’ex Beatle George Harrison viene riconosciuto colpevole di plagio. My sweet Lord, il suo grande successo pubblicato nel dicembre del 1970, è stato spudoratamente copiato dalla canzone di Ronnie Mack He’s so fine, portata al successo dalle Chiffons nel 1963. A nulla è valsa la linea difensiva predisposta dai legali di Harrison che sostenevano la casualità della coincidenza di alcuni brevissimi passaggi. A loro dire, infatti, l’ex Beatle si era, casomai, ispirato a un altro brano, Oh happy days, portato al successo dagli Edwin Hawkins Singers nel 1969. La vicenda, trascinatasi per alcuni anni ha ridato nuova popolarità al brano di Ronnie Mack che è stato ripubblicato in varie versioni, compresa quella originale delle Chiffons. La chiusura della causa legale scrive la parola fine sulla vicenda. Il giudice statunitense Richard Owen accoglie la tesi della non casualità delle coincidenze tra le due canzoni, rilevando come esse sono sostanziali e decisive nella stessa struttura compositiva, oltre che nell’arrangiamento, di My sweet Lord. La sentenza, che verrà resa pubblica il 7 settembre, condanna George Harrison a pagare più di mezzo milione di dollari alla Bright Tunes a titolo di compensazione per i diritti non percepiti e diffida il cantante e il suo manager dal mettere in atto azioni, atteggiamenti o iniziative che possano recare altri danni alla stessa Bright Tunes. Apparso a tutti come il più dinamico dei Beatles dopo lo scioglimento della band, Harrison, aveva centrato subito il successo con l’album triplo “All things must pass” che aveva fatto gridare al miracolo la critica. L’entusiasmo della stampa specializzata orfana dei quattro di Liverpool e alla ricerca di un sostituto era parso un po’ troppo eccessivo. Titoli come quello di “Melody Maker” che strillava «Dimenticate i Beatles. Ascoltate George!», non avevano una reale consistenza nella qualità della produzione dell’artista. Passata la sbornia iniziale, l’immagine dell’ex Beatle si era appannata a partire dal 1971, un po’ per le vicende legali relative a My sweet Lord ma, soprattutto, per i pasticci truffaldini legati all’organizzazione del Concerto per il Bangladesh. (Gianni Lucini)
mercoledì 1 settembre 1976 A Biella (VC), una pattuglia della polizia ferma un’auto con targa di Milano per il controllo dei documenti ed invita i due occupanti a seguirla in Questura. I due uomini aprono il fuoco uccidendo il vicequestore Francesco Cusano. In sede giudiziaria, per questo evento, vengono condannati due militanti delle BR (ad uccidere fu Lauro Azzolini).
giovedì 2 settembre 1976  
venerdì 3 settembre 1976  
sabato 4 settembre 1976  
domenica 5 settembre 1976  
lunedì 6 settembre 1976  
martedì 7 settembre 1976  
mercoledì 8 settembre 1976 Michele Sindona viene arrestato negli Stati Uniti, esce immediatamente pagando una cauzione di 3 milioni di dollari
giovedì 9 settembre 1976  
venerdì 10 settembre 1976  
sabato 11 settembre 1976  
domenica 12 settembre 1976  
lunedì 13 settembre 1976  
martedì 14 settembre 1976  
mercoledì 15 settembre 1976  
giovedì 16 settembre 1976  
venerdì 17 settembre 1976  
sabato 18 settembre 1976 Al vertice della classifica dei singoli più venduti negli Stati Uniti svetta il brano Play that funky music. Ne sono interpreti i Wild Cherry, una band formata a Steubenville, nell’Ohio, nella prima metà degli anni Settanta dal cantante e chitarrista Bob Parissi, dal chitarrista Bryan Bassett, dal bassista Allen Wentz, dal batterista Ron Beitie e dal tastierista Marc Avsec. Dietro alle spalle hanno una lunga gavetta in locali da ballo cercando di imporre il loro funk, pulito e preciso come un metronomo senza perdere in allegria. Il successo di Play that funky music accompagna quello del loro primo album, pubblicato con il solo nome della band in copertina. La critica, pur apprezzando il loro buon taglio stilistico, dà l’impressione di non credere molto nel futuro di un gruppo che tende un po’ a confondersi nel panorama generale della dance. Questa sorta di sospensione del giudizio non piace ai componenti dei Wild Cherry che rivendicano nervosi di non essere un’invenzione del momento ma un gruppo dalla solida storia. Eppure la critica non ha torto perché le successive evoluzioni finiranno per evidenziare un ripetitività senza costrutto e, purtroppo per la band, anche senza grandi risultati. Play that funky music invece di essere il primo passo della definitiva affermazioni di una funky band dalle grandi possibilità, finisce per essere l’isolato exploit di un gruppo che si perde per strada. Pur pubblicando ancora gli album Electric funk e I love my music i Wild Cherry non trovano più la fortunata ed esplosiva mescola del debutto discografico. La loro storia si concluderà nel mese di febbraio del 1979 con una separazione consensuale. Il loro nome finirà ingiustamente per confondersi tra quelli dei protagonisti di una sola breve stagione di successo, accanto a band inventate in studio e a gruppi modesti. Dopo lo scioglimento Mark Avsec inizierà a occuparsi di produzione e Bob Parissi lavorerà come disc jockey. (Gianni Lucini)
domenica 19 settembre 1976  
lunedì 20 settembre 1976 A Londra nel Club 100, considerato il tempio del punk, è in programma una lunga kermesse chiamata, con un po’ d’azzardo, “Punk Festival”, che vede sul palco due band affermate, i Sex Pistols e i Clash, affiancate da due gruppi alla loro prima esperienza di fronte al pubblico: i Subway Set di Vic Godard e i Siouxsie & The Banshees. Proprio questi ultimi, pur suonando non più di venti minuti per… carenza di brani attirano l’attenzione del pubblico. Sono una band raccogliticcia e improvvisata, ma la loro leader, Siouxsie Sioux, all’anagrafe Susan Janet Dallion, affascina il pubblico con la sua personalità carismatica e inquietante. Per l’occasione le sono accanto due chitarristi, Steve “Bailey” Severin e Marc Pirroni, che diventerà uno dei pilastri degli Adam & The Ant, nonché un improbabile batterista che risponde al nome di John Beverly, ma da tutti è chiamato Sid Vicious. Anche lui diventerà famoso qualche tempo dopo cambiando strumento e diventando il bassista dei Sex Pistols. Dopo una partecipazione, insieme ai Sex Pistols, al programma televisivo “Today” sul canale Thames TV, la formazione subisce alcune sostanziali variazioni. Marc Pirroni se ne va e viene sostituito prima da Peter T. Fenton e poi da John McKay, mentre Kenny Morris prende il posto di Sid Vicious alla batteria. Non sarà l’unico cambiamento in un gruppo in cui la popolarità di Siouxsie, da tutti considerata ormai la dark lady del punk, oscurerà sempre quella dei suoi compagni. Per l’esordio discografico la band dovrà attendere ancora più di un anno. Nell’estate del 1978, scritturati dalla Polydor pubblicheranno il loro primo singolo Hong Kong garden seguito, nel dicembre dello stesso anno dall’album The scream. Non si fermeranno più. Dopo la fine del punk la voce di Siouxsie percorrerà sempre nuove strade senza conoscere declino mentre i suoi compagni, a parte il fedele Severin, cambieranno spesso con il mutare dell’umore della dark lady e delle stagioni. (Gianni Lucini)
martedì 21 settembre 1976  
mercoledì 22 settembre 1976  
giovedì 23 settembre 1976  
venerdì 24 settembre 1976  
sabato 25 settembre 1976  
domenica 26 settembre 1976  
lunedì 27 settembre 1976  
martedì 28 settembre 1976  
mercoledì 29 settembre 1976 Al processo per lo scandalo Lockheed, la testimonianza dei generali della commissione inquirente, aggrava la posizione dell’ex ministro Tanassi.
giovedì 30 settembre 1976  
venerdì 1 ottobre 1976 Il vice-questore di Biella Francesco Cusano viene ucciso a colpi di pistola da due giovani fermati su un’auto per un controllo di routine. 
sabato 2 ottobre 1976  
domenica 3 ottobre 1976 La sonda spaziale Viking 2, atterra sul pianeta Marte ed inzia a fotografarne la superficie.
lunedì 4 ottobre 1976  
martedì 5 ottobre 1976  
mercoledì 6 ottobre 1976  
giovedì 7 ottobre 1976  
venerdì 8 ottobre 1976  
sabato 9 ottobre 1976  
domenica 10 ottobre 1976 I Sex Pistols firmano il loro primo contratto discografico con la EMI. La band riceve quarantamila sterline d’anticipo, la cifra più alta mai pagata a un gruppo sostanzialmente sconosciuto e all’esordio in sala di registrazione. La notizia coglie di sorpresa l’ambiente musicale britannico che non si aspettava una così rapida conclusione delle trattative. C’è anche chi vede in questa firma un cedimento da parte del gruppo, considerato l’alfiere dell’ala alternativa e anticommerciale del movimento punk. In quel periodo la formazione dei Sex Pistols comprende il chitarrista Steve Jones, il batterista Paul Cook, il bassista Glen Matlock e il cantante Johnny Rotten, che all’anagrafe è registrato con il nome di Johnny Lydon. Qualche mese dopo Matlock verrà espulso dai suoi compagni perché sospettato di “cedimenti commerciali” e sarà sostituito dall’inquietante Sid Vicious. Al momento della firma del primo contratto i giornalisti chiedono a Johnny Rotten, considerato un po’ il personaggio simbolo e portavoce della band, se non ci sia una contraddizione tra la loro accesa contestazione del sistema e la sottoscrizione di un accordo con una delle più importanti case discografiche britanniche. Senza scomporsi Rotten sghignazza e dichiara: «Si sa com’è la vita. Le firme vanno e vengono, ma state tranquilli, nessuna casa discografica riuscirà a far soldi sui Sex Pistols». Mai previsione è stata più azzeccata. Qualche settimana dopo il loro primo singolo targato EMI, Anarchy in the UK scala rapidamente la classifica, ma la casa discografica non riuscirà a capitalizzarne i guadagni. Dopo le polemiche suscitate dalla scandalosa e devastante apparizione del gruppo in TV nella puntata del 1° dicembre del programma “Today”, la stessa EMI chiederà e otterrà la rescissione del contratto versando ai Sex Pistols un indennizzo di cinquantamila sterline. Un bell’affare per la band che in un pochi mesi di vita è riuscita a diventare per il punk quello che i Beatles sono stati per il beat. Non sarà l’ultimo. Altre major tenteranno di approfittare della popolarità del gruppo, ma ogni volta, di fronte alla carica eversiva delle canzoni e alla potenzialità distruttiva dei comportamenti, si vedranno costrette a recedere pagando profumatissime penali. Così, mentre la musica dei Sex Pistols infiamma la Gran Bretagna diventando il simbolo di una profonda rottura generazionale, i suoi componenti si arricchiscono a dismisura alle spalle delle case discografiche con i soldi delle penali. È un modo singolare e redditizio di mettere a nudo la fragilità dell’industria nata sulle culture alternative, pronta a metabolizzare la protesta di facciata, ma incapace di fagocitare la ribellione vera. È quasi imbarazzante la rapidità con la quale gli “uomini in grigio” delle case discografiche versano loro denaro per averli in esclusiva e poi ne versano altro per disfarsene. I Sex Pistols si arricchiscono alle spalle del sistema. Non si tratta di un caso, ma di una precisa e scientifica pianificazione messa in atto dal loro manager Malcom McLaren e descritta nei minimi particolari dal film “The great rock ‘n’ roll swindle” (La grande truffa del rock and roll). I giudizi su di loro sono contrastanti. C’è chi li ritiene degli oltraggiosi innovatori e chi una banda di truffatori. Entrambe le definizioni sono azzeccate. Nessun gruppo, nella storia del rock, ha avuto un effetto così dirompente in un tempo così breve. In meno di due anni, tanto dura la loro storia dal primo concerto all’annuncio dello scioglimento, diventano miliardari, scardinano le sicurezze dell’industria discografica, infiammano la scena musicale britannica e si lasciano consumare dall’incendio da loro appiccato. Anarchici e nichilisti non si preoccupano dei giudizi di nessuno e vivranno la loro avventura fino in fondo, fino all’autodistruzione. (Gianni Lucini)
lunedì 11 ottobre 1976  
martedì 12 ottobre 1976 Viene consacrata, a fianco del santuario della Madonna di Guadalupe del 1709, ormai insufficiente a contenere tutti i fedeli che vi affluiscono in occasione delle festività mariane, una nuova basilica, in cui viene solennemente traslata l’immagine miracolosa.
mercoledì 13 ottobre 1976  
giovedì 14 ottobre 1976 Tutte le comunicazioni radio della Terra sono interrotte da segnali radio di forte intensità. L’Unione Sovietica, identificata come responsabile, presenta immediatamente le proprie scuse a tutti i Paesi che avevano protestato.
venerdì 15 ottobre 1976  
sabato 16 ottobre 1976 Un DJ di Memphis arriva in vetta alle classifiche di mezzo mondo. E’ Rick Dees con il suo “cast di idioti” e il brano: “Disco Duck”
  Muore a New York il “boss dei boss” di Cosa Nostra, Carlo Gambino.
domenica 17 ottobre 1976  
lunedì 18 ottobre 1976 William Broad, l’ex studente che ha abbandonato la facoltà di letteratura inglese all’università del Sussex insieme al suo amico Steve Severin per vivere da vicino l’avventura del punk si trova per la prima volta su un palco. Il ragazzo, che da quando è entrato a far parte del Bromley Contingent, l’organizzazione che raggruppa i fans dei Sex Pistols, ha cambiato il suo nome in Billy Idol, viene costretto quasi con la forza a esibirsi per esigenze televisive con una chitarra in mano insieme ai Chelsea, una band hardcore dalla formazione variabile capitanata da Gene October. L’improvvisato concerto ha l’unico scopo di aggiungere colore a un servizio televisivo sui fans dei Sex Pistols. Accanto a lui e a October ci sono Tony James, già bassista dei London S.S. e futuro componente dei Sigue Sigue Sputnik, e il batterista John Towe. Il risultato di questa improvvisata accozzaglia di musicisti è talmente devastante che October la sceglie come nuova formazione dei Chelsea. L’esperienza non durerà molto, ma sarà l’inizio della carriera musicale di uno dei protagonisti più discussi del movimento punk. Dopo un paio di mesi, infatti, Billy Idol lascerà, insieme a Tony James i Chelsea per dare vita, con l’apporto del chitarrista Bob Andrews e del batterista Mark Laff ai Generation X, una band il cui nome, scelto dallo stesso Billy, è ispirato al titolo di un libro di sociologia trovato nella biblioteca di sua madre. Il gruppo pubblicherà il singolo Your generation, una sorta di manifesto della generazione punk che vuole contrapporsi alla mitica My generation degli Who, simbolo della ribellione degli anni Sessanta. Il loro destino sarà, però, troppo condizionato dalla volubilità e dal desiderio di stupire del leader. Progressivamente la produzione dei Generation X, che cambieranno nome in Gen X alla fine degli anni Settanta, scivolerà verso strade sempre più commerciali e finirà nel gennaio del 1981 quando Billy Idol sceglierà di continuare da solo lasciando la Gran Bretagna e trasferendosi a New York. Qui il furbo manager Bill Aucoin lo trasformerà in un interprete di successo. L’avvento della musica dance lo vedrà tra i protagonisti e i suoi atteggiamenti trasgressivi finiranno per diventare soltanto un elemento aggiuntivo nella rutilante campagna d’immagine del suo personaggio. Alla fine degli anni Ottanta dopo un terribile incidente motociclistico interpreterà una parte minore nel film di Oliver Stone sui Doors. (Gianni Lucini)
  Scaduto il decreto che imponeva il 10% di tasse sugli acquisti di valuta, la Lira torna a perdere terreno nei confronti delle principali monete europee.
martedì 19 ottobre 1976 Nonostante i timori sui mercati valutari per le sorti della Lira, la moneta italiana resta stabile a 870 lire nel cambio con il dollaro.
mercoledì 20 ottobre 1976 Un ragazzino di 16 anni non ancora compiuti fa il suo esordio nel campionato argentino con la maglia dell’Argentinos Juniors. E’ Diego Armando Maradona.
giovedì 21 ottobre 1976  
venerdì 22 ottobre 1976 La neonata etichetta Stiff Records pubblica in Gran Bretagna il singolo a 45 giri New Rose dei Damned, universalmente considerato il primo disco ufficiale pubblicato da un gruppo punk. Sul retro c’è una sgangherata cover di Help dei Beatles. La band nasce da una costola dei London SS, un gruppo fantasma nato nella boutique di Malcom McLaren che pur non arrivando mai in sala di incisione, ha visto passare al suo interno un sacco di futuri protagonisti a partire da Mick Jones dei futuri Clash. Fra i tanti ci sono anche il batterista Rat Scabies e il chitarrista Brian James. Con l’arrivo del bassista hippie Ray Burns, in arte Captain Sensible, diventano Subterraneans e quando nel luglio del 1976 trovano il cantante in un ex becchino di nome Dave Vanian si ribattezzano definitivamente Damned. Il primo ad accorgersi di loro è Nick Lowe che produce proprio New Rose, l’esordio su vinile della civiltà punk inglese. Nei primi mesi del 1977 arriveranno Neat Neat Neat e l’album Damned Damned Damned che segneranno l’apparente consacrazione della band nell’empireo del rock. L’avventura continuerà nonostante la fine del punk e i progressivi abbandoni di vari componenti del nucleo storico. Ai primi Damned resteranno due indiscussi pregi: quello di essere stati il primo gruppo punk a registrare un disco vero e, soprattutto, quello di averla fin dall’inizio buttata sul ridere mostrando di non prendersi mai troppo sul serio. (Gianni Lucini)
  Decisi dal governo nuovi provvedimenti per risanare l’economia, aumentano: del 15% l’elettricità, del 25% i telefoni, e aggiunta una ulteriore tassa del 7% sugli acquisti di valuta.
sabato 23 ottobre 1976  
domenica 24 ottobre 1976  
lunedì 25 ottobre 1976  
martedì 26 ottobre 1976  
mercoledì 27 ottobre 1976 Il fondo monetario CEE chiede all’Italia la correzione della scala mobile. E’ in preparazione una nuova stangata da 1720 miliardi.
giovedì 28 ottobre 1976  
venerdì 29 ottobre 1976 Con esclusione della benzina, tutti i prodotti petroliferi subiscono un aumento medio del 7%. 
sabato 30 ottobre 1976 E’ ancora: “If you leave me now” dei Chicago il singolo più venduto in mezzo mondo. L’album in vetta alle classifiche è invece “Songs in the key of life” di Stevie Wonder.
domenica 31 ottobre 1976  
lunedì 1 novembre 1976 Varati dal governo Andreotti provvedimenti a sostegno dell?economia: il tasso di sconto passa dal 12 al 15%, imposta del 10% su acquisti di valuta, obbligo per gli esportatori a convertire subito il 50% dei ricavi delle esportazioni, aumentano carburanti e tabacchi.
martedì 2 novembre 1976 Battendo l’avversario repubblicano Gerald Ford, il candidato democratico Jimmy Carter diventa il 39esimo presidente degli Stati Uniti d’America.
mercoledì 3 novembre 1976 A Villa Madama a Roma, il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, apre il vertice economico. 
giovedì 4 novembre 1976 Muore in un incidente automobilistico Massimo Dallamano, uno dei personaggi che hanno fatto la storia di quello che oggi viene chiamato “Cinema di genere” italiano. Nato a Milano il 17 aprile 1917 inizia a lavorare nell’ambiente cinematografico nel primo dopoguerra quando cura la fotografia di “Inquietudine”, un film del 1946 diretto da Vittorio Carpignano ed Emilio Cordero. Da quel momento lavora sul set di film d’ogni genere, spaziando dall’avventura ai drammi, dai documentari ai peplum. Vive poi da protagonista gran parte dell’avventura del western all’italiana, firmandone alcune pietre miliari come direttore della fotografia e cimentandosi anche nella regia. Non è più un novellino quando la Jolly Film lo chiama a curare la fotografia dei primi film ambientati in quella immaginaria striscia di terra che nella fantasia degli sceneggiatori accompagna la frontiera tra Stati Uniti e Messico. Ha quarantasei anni quando, con lo pseudonimo di Jack Dalmas nel 1963 firma le immagini di “Duello nel Texas” e l’anno dopo quelle di “Le pistole non discutono” e “Per un pugno di dollari”. Quando Sergio Leone lascia la Jolly per passare alla PEA di Alberto Grimaldi lui lo segue e nel 1965 cura la fotografia di “Per qualche dollaro in più”. Anche il suo debutto come regista avviene sotto il segno del western nel 1967 con “Bandidos”, un film inusuale firmato con lo pseudonimo di Max Dillman che racconta la storia di un ex pistolero privato dell’uso delle mani. In linea con il suo passato da direttore della fotografia mostra un’attenzione per i dettagli e le sfumature che denota un inusuale approccio quasi pittorico. L’anno dopo realizza l’intrigante giallo “La morte non ha sesso”. Nel 1969 dirige una sconosciuta Laura Antonelli nel censuratissimo “Le malizie di Venere” ispirato al romanzo di Leopold Masoch “Venere in pelliccia” e nel 1970 gira “Un dio chiamato Dorian”, da un’opera di Oscar Wilde. Nel 1972 torna al giallo con “Cosa avete fatto a Solange?” e l’anno dopo si cimenta nel poliziesco all’italiana con “Si può essere più bastardi dell’ispettore Cliff?”. Nel 1974 gira il dramma erotico “Innocenza e turbamento”, seguito l’anno dopo da “La fine dell’innocenza”. Sempre nel 1975 torna al poliziesco all’italiana con “La polizia chiede aiuto” seguito dal thriller “Il medaglione insanguinato”. Il 4 novembre 1976 muore in un incidente automobilistico pochi mesi dopo aver terminato le riprese di “Quelli della calibro 38”. (Gianni Lucini)
venerdì 5 novembre 1976 Tragico nubifragio su Trapani. Muoiono 4 persone, molti risultano dispersi, ingenti i danni.
sabato 6 novembre 1976 In Libano numerose unità della marina israeliana attaccano il porto di Sidone, ma vengono respinte.
domenica 7 novembre 1976 Enzo Bianco viene eletto segretario nazionale del Partito Repubblicano Italiano.
  La televisione americana trasmettte in due serate il colossal cinematografico “Via col vento”, rastrellando oltre il 65% dei telespettatori.
lunedì 8 novembre 1976  
martedì 9 novembre 1976  
mercoledì 10 novembre 1976  
giovedì 11 novembre 1976  
venerdì 12 novembre 1976 Il voto alla Camera dei Deputati conferma la “non sfiducia” ad Andreotti.
sabato 13 novembre 1976  
domenica 14 novembre 1976  
lunedì 15 novembre 1976  
martedì 16 novembre 1976  
mercoledì 17 novembre 1976  
giovedì 18 novembre 1976 Esalazioni venefiche alla Eaton-Yale di Aprilia causano intossicazioni in 150 dei 600 dipendenti dell’azienda.
venerdì 19 novembre 1976  
sabato 20 novembre 1976 L’ereditiera Patricia Hearst, rapita e poi unitasi alla banda dei suoi sequestratori, esce dal carcere di San Francisco pagando una cauzione di 1 milione di dollari.
domenica 21 novembre 1976  
lunedì 22 novembre 1976 In Algeria viene promulgata la nuova costituzione approvata il giorno 20 con il 99,18% dei voti.
martedì 23 novembre 1976 Mentre le prime luci dell’alba cominciano a spazzare via il nero dell’orizzonte al centralino della polizia di Memphis l’agente di turno fatica a tenere gli occhi aperti. Si appresta a concludere l’ennesima nottata di lavoro quando una telefonata interrompe la sua sonnacchiosa routine. Un anonimo cittadino segnala la presenza di uno strano tipo lungo la recinzione che difende il giardino di Graceland, la estesa tenuta nella quale vive il suo esilio dorato Elvis Presley. Prima ancora di verificare la veridicità della telefonata le trasmittenti della polizia di Memphis lanciano l’allarme «Sembra che ci sia un pazzo nei pressi della villa di Elvis». L’ordine è quello di fare una verifica senza dare troppo nell’occhio e, soprattutto, senza disturbare l’illustre concittadino. Quando i primi agenti arrivano nelle vicinanze della recinzione della villa è giorno pieno. Non ci sono dubbi: un uomo visibilmente alterato sta chiamando Elvis Presley ad alta voce con in mano una Derringer, una pistola di ridotte dimensioni ma sufficiente a colpire e a uccidere. La situazione è decisamente critica. Quasi tutte le pattuglie in servizio nelle strade di Memphis convergono sul luogo e circondano lo sconosciuto che, visibilmente alterato, si guarda attorno, ride, piange, urla e brandendo la pistola continua a chiamare ad alta voce “The king”, il re. Chi è? Che cosa vuole? Mentre iniziano febbrili trattative perché getti la pistola e si lasci accompagnare a casa un agente appassionato di rock and roll lo riconosce: è Jerry Lee Lewis, The Killer, l’alfiere bianco del rock and roll più trasgressivo e meno rassicurante degli anni Cinquanta. Il giorno prima è finito in un fossato con la sua Rolls Royce e, dopo essere stato arrestato per guida in stato di ubriachezza, è stato rilasciato da non più di dieci ore. Sostiene di avere un paio di cosette da chiarire con “il re del rock and roll”, ma quando gli agenti gli si avvicinano non oppone resistenza e si lascia portare via. L’episodio provocherà l’ennesima campagna di stampa contro Jerry Lee Lewis, un artista inviso al music business per la sua incapacità di sottostare alle regole del mercato. Come sempre verrà dato per finito e qualche anno dopo dovrà sottostare a una difficilissima operazione allo stomaco, ma non sarà così. Negli anni Ottanta “Great balls of fire”, un film su di lui interpretato da Dennis Quaid lo riporterà alla ribalta. Per il vecchio “Killer” sarà la terza resurrezione della carriera. (Gianni Lucini)
mercoledì 24 novembre 1976 In Turchia un terremoto catastrofico uccide migliaia di persone e rade al suolo intere città.
giovedì 25 novembre 1976 La Band di Robbie Robertson tiene al Winterland di San Francisco il suo concerto d’addio. Per l’occasione il gruppo decide di fare le cose in grande. Mentre l’impresario Bill Graham offre tacchino e pane azzimo agli spettatori, quasi si trattasse di una veglia religiosa, davanti alla cinepresa di Martin Scorsese si svolge un avvenimento eccezionale, immortalato dal film “The last waltz” e dall’album omonimo. Con la Band si alternano sul palco, nel corso di un lunghissimo concerto, Paul Butterfield, Bobby Charles, Eric Clapton, Neil Diamond, Bob Dylan, Ronnie Hawkins, Dr. John, Muddy Waters, Stephen Stills, Joni Mitchell, Van Morrison, Ringo Starr, Ron Wood e Neil Young. È il saluto del mondo del rock a uno dei gruppi più significativi di quel periodo. Affermatisi come gruppo d’accompagnamento di Bob Dylan, riescono successivamente a emanciparsi e a costruirsi una posizione autonoma circondati da un rispetto inusuale per l’ambiente. Greil Marcus così parla di loro nel suo libro “Mistery train”: «…contro le tendenze e gli stili degli anni Sessanta loro cercano le tradizioni… la loro posizione è quella di un gruppo che rifiuta la scena pop fatta di mode effimere. Sono solidi lavoratori con anni di gavetta alle spalle». Parole che vengono confermate dalla polemica innescata dal leader del gruppo Robbie Robertson nei confronti di un giornalista che accusa la Band di rincorrere sonorità più adatte ai cantautori che a un gruppo: «Vedi, amico, io sono fatto a modo mio. Voglio scrivere e cantare soltanto cose vere e che hanno un peso reale. Per questo preferisco rifarmi ai contadini che si univano ai sindacati durante la depressione che a te che vai a San Francisco a metterti un fiore fra i capelli». Le loro canzoni raccontano storie, sensazioni, paesaggi e sentimenti filtrati attraverso gli occhi delle classi subalterne, della gente semplice. La serata al Winterland sarà davvero l’ultima del gruppo. I componenti prendono strade diverse e non torneranno più sui loro passi anche se non mancheranno riunioni occasionali come quella del 1990, senza Robertson, in “The wall” nella Potzdamer Platz di Berlino. (Gianni Lucini)
venerdì 26 novembre 1976 Al XIII congresso dell’Internazionale socialista, Willy Brandt viene eletto presidente dell’organizzazione.
sabato 27 novembre 1976  
domenica 28 novembre 1976  
lunedì 29 novembre 1976  
martedì 30 novembre 1976 Lo scandalo tangenti Lockheed travolge i ministri Gui, Tanassi e l’ex premier Rumor. La commissione inquirente decide l’apertura formale di una inchiesta nei loro confronti.
Il col. Aldo Vitali, comandante della guardia di finanza di Venezia, presenta un rapporto su traffici petroliferi in cui è coinvolto il gen. Raffaele Giudice, iscritto alla P2, Sereno Freato, industriali come Muselli e preti come mons. Duca, penitenziere presso la cattedrale della Storta a Roma e mons. Annibale Ilari
mercoledì 1 dicembre 1976  
giovedì 2 dicembre 1976 Battendo l’avversario repubblicano Gerald Ford, il candidato democratico Jimmy Carter diventa il 39esimo presidente degli Stati Uniti d’America.
venerdì 3 dicembre 1976 E’ sera, Bob Marley è nella cucina della sua casa di Kingston, in Giamaica e sta chiacchierando con il suo amico e manager Don Taylor. Improvvisamente cinque colpi d’arma da fuoco frantumano il vetro della finestra. Quattro proiettili colpiscono all’inguine Taylor, capitato per caso sulla linea di fuoco, uno picchia sul muro e rimbalza nel braccio sinistro di Marley. Nello stesso istante altri cinque colpi d’arma da fuoco fracassano il cristallo posteriore dell’auto di sua moglie Rita, che resta ferita di striscio alla testa. Gli sparatori si dileguano nella notte. L’improvvisa esplosione di violenza non è casuale. Bob Marley e gli Wailers sono nel loro paese d’origine su invito del Governo Giamaicano per esibirsi in “Smile Jamaica”, un concerto che deve svolgersi un paio di giorni dopo al National Heroes Park di Kingston. Il cantante, da tempo lontano dalla sua terra natale e poco informato sugli avvenimenti interni, non si è accorto della strana atmosfera che lo circonda fin dall’arrivo all’aeroporto di Kingston. Convinto di essere sempre padrone degli eventi che lo riguardano dichiara di voler cantare in segno di ringraziamento e di solidarietà con l’intero popolo della sua nazione. C’è, però, un problema. I manifesti che annunciano l’esibizione riportano la scritta “Concerto presentato da Bob Marley in associazione con il Dipartimento Culturale del Governo della Giamaica”. L’evento cade nel pieno di una vigilia elettorale per il rinnovo del parlamento, ricca di tensioni e costellata da veri e propri scontri armati tra i sostenitori dei due principali partiti. Bob Marley, che nel passato ha suonato per il PNP, il partito di governo, viene accusato dall’opposizione di prestarsi a un gioco propagandistico pagato con i soldi dello stato e fuori da qualunque regola. In questo clima va letto l’attentato, che ha lo scopo essenziale di intimidirlo più che di ucciderlo. Entrambi i principali partiti si dissociano e condannano l’aggressione offrendo i servizi dei rispettivi servizi d’ordine per proteggere la vita del cantante. Bob, impaurito e turbato dall’accaduto, non vuole saperne. Non rinuncia al concerto, ma subito dopo decide di non tornare più in Giamaica e trasferisce la sua residenza a Nassau, nelle Bahamas. Non sarà per sempre. (Gianni Lucini)
sabato 4 dicembre 1976 Con l’autoproclamazione ad imperatore dell’ex soldato Jean Bedel Bokassa, la repubblica del Centrafrica si trasforma in Impero. L’incoronazione è programmata per domani.
domenica 5 dicembre 1976 Per la prima volta dal 1932, anno di presa del potere da parte di Francisco Franco, si riunisce in Spagna il concresso del Partito Socialista.
lunedì 6 dicembre 1976  
martedì 7 dicembre 1976  
mercoledì 8 dicembre 1976  
giovedì 9 dicembre 1976 Al centro culturare francese di Milano, Eugenio Montale riceve la grande croce della Legione d’Onore e la laurea onoraria dell’Università di Nizza. 
venerdì 10 dicembre 1976 La commissione inquirente italiana sullo scandalo Lockheed, capeggiata dal democristiano Martinazzoli, interroga a New York Carl Kotchian, ex vicepresidente dell’azienda americana, produttrice degli aerei Hercules C-130.
sabato 11 dicembre 1976  
domenica 12 dicembre 1976  
lunedì 13 dicembre 1976  
martedì 14 dicembre 1976 Terroristi greci della formazione 17 novembre assassinano l’ex torturatore del regime Evangelos MALLIOS.
  I Nuclei Armati Proletari tendono un agguato al capo dell’antiterrorismo del Lazio, Noce. Nella sparatoria muoiono un agente di polizia e un terrorista.
mercoledì 15 dicembre 1976 A Sesto San Giovanni (MI), la polizia si reca per una perquisizione a casa Alasia, Walter Alasia per sottrarsi alla cattura ingaggia un conflitto a fuoco in cui perderanno la vita sia lui che il maresciallo di polizia Sergio Bazzega ed il vice questore Vittorio Padovani.
giovedì 16 dicembre 1976 Esplode una bomba a Brescia in Piazzale Arnaldo provocando un morto e numerosi feriti
venerdì 17 dicembre 1976  
sabato 18 dicembre 1976 L’Italia vince la sua prima Coppa Davis di tennis battendo il Cile 4-1. In squadra ci sono: Barazzutti, Bertolucci, Panatta e Zugarelli.
domenica 19 dicembre 1976  
lunedì 20 dicembre 1976  
martedì 21 dicembre 1976 Scissione all’interno del Movimento Sociale Italiano. Da una parte si schiera Democrazia Nazionale, dall’altra i fedeli alla linea di Giorgio Almirante.
mercoledì 22 dicembre 1976  
giovedì 23 dicembre 1976  
venerdì 24 dicembre 1976  
sabato 25 dicembre 1976  
domenica 26 dicembre 1976  
lunedì 27 dicembre 1976  
martedì 28 dicembre 1976  
mercoledì 29 dicembre 1976  
giovedì 30 dicembre 1976  
venerdì 31 dicembre 1976  

Le voci riportate giorno per giorno sono in gran parte tratte dalla rete. E’ dunque possibile che alcuni episodi risultino… schierati politicamente, ovvero descritti con una particolare enfasi di parte. Altri sembreranno, a ragione, di segno opposto. Sarà mia cura nel tempo renderli i più asettici e oggettivi possibile, anche se, la passione squilibrata resta comunque una componente irrinunciabile e indiscutibile di quegli anni.

I files della cronologia saranno continuamente aggiornati con modifiche ed integrazioni. Si accettano pertanto suggerimenti e segnalazioni, qualora si riscontrino errori od omissioni.

Per gli “aneddoti” musicali si è copiosamente attinto dal bellissimo blog di Gianni Lucini Rock & Martello.