Cronologia – 1977

  Nascono i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), gruppo armato fascista che in 5 anni porteranno a termine 136 azioni eversive
sabato 1 gennaio 1977 Va in onda l’ultimo Carosello. Era nato il 3 febbraio 1957.
domenica 2 gennaio 1977  
lunedì 3 gennaio 1977  
martedì 4 gennaio 1977  
mercoledì 5 gennaio 1977  
giovedì 6 gennaio 1977  
venerdì 7 gennaio 1977  
sabato 8 gennaio 1977  
domenica 9 gennaio 1977  
lunedì 10 gennaio 1977  
martedì 11 gennaio 1977  
mercoledì 12 gennaio 1977  
giovedì 13 gennaio 1977  
venerdì 14 gennaio 1977  
sabato 15 gennaio 1977 Il figlio primogenito del presidente cipriota Kyprianou viene rapito. I sequestratori chiedono l’aministia per tutti i detenuti politici.
domenica 16 gennaio 1977  
lunedì 17 gennaio 1977  
martedì 18 gennaio 1977 Incomincia a Catanzaro il processo per la Strage di Piazza Fontana
mercoledì 19 gennaio 1977  
giovedì 20 gennaio 1977  
venerdì 21 gennaio 1977  
sabato 22 gennaio 1977 La Camera approva la legge che legalizza l’aborto in Italia e rende possibile l’interruzione di gravidanza all’interno delle strutture sanitarie pubbliche. Chiesta da un ampio schieramento di forze con alla testa il movimento delle donne, la legge dovrebbe, nelle intenzioni dei proponenti, sancire la fine degli aborti clandestini nel nostro paese. L’articolato prevede anche un potenziamento dell’educazione sessuale e dell’informazione, in modo da impedire che l’aborto venga utilizzato in funzione contraccettiva. Non è in questione il giudizio sull’aborto, tanto che i sostenitori della legge dichiarano: «Al di là dei giudizi morali l’aborto è e resta un dramma. Lo scopo di questa legge è quello di toglierlo dagli anfratti bui delle clandestinità che arricchisce medici senza scrupoli e praticoni di paese. Ora si tratta di andare oltre, diffondendo la conoscenza sui metodi contraccettivi e portando l’educazione sessuale nelle scuole».
domenica 23 gennaio 1977  
lunedì 24 gennaio 1977  
martedì 25 gennaio 1977  
mercoledì 26 gennaio 1977  
giovedì 27 gennaio 1977  
venerdì 28 gennaio 1977  
sabato 29 gennaio 1977 Arriva al vertice della classifica dei dischi più venduti negli Stati Uniti il brano Car wash, tema conduttore del film omonimo. Lo interpreta un gruppo misterioso che si firma con il nome di Rose Royce. Dietro a questa sigla si nascondono alcuni tra i migliori sessionmen di Los Angeles, come il solista vocale Gwen “Rose” Dickey, il bassista e chitarrista Lequeint Jobe, il chitarrista Kenji Brown, il trombettista Freddie Dunn, il percussionista Terrall Santiel e il tastierista Mike Nash. Da tempo sono conosciuti e apprezzati sulla scena musicale losangelina e con il nome di Total Concept hanno partecipato alle registrazioni degli album di artisti come i Temptations, Edwin Starr e altri. L’avventura con il marchio Rose Royce nasce nel 1974 quando l’autore e produttore Norman Withfield lascia la Motown per creare la sua Whitfield Records. Proprio lui decide di fare dei Rose Royce una delle band di punta della sua casa discografica. La prima uscita discografica avviene proprio con Car wash, che ottiene un inaspettato e rapido successo e consente ai Rose Royce di vincere ben tre Grammy: come miglior band di R&B, miglior gruppo vocale e gruppo rivelazione. Visto il buon inizio decidono di continuare e pur non riuscendo più a ripetere lo straordinario successo pubblicheranno un pugno di album. (Gianni Lucini)
domenica 30 gennaio 1977  
lunedì 31 gennaio 1977  
A Madrid viene scoperta una fabbrica di armi clandestina a Calle Pelaio. Risulterà essere un luogo frequentato abitualmente da Delle Chiaie. Nell’operazione verrà arrestato Eliodoro Pomar. Il mitra usato da Concutelli per uccidere il giudice Occorsio, verrà accertato, proviene da qui
martedì 1 febbraio 1977 I fascisti feriscono nella città universitaria di Roma, gli studenti Paolo Mangone e Guido Bellachio
  La RAI dà ufficialmente inizio alle trasmissioni a colori.
mercoledì 2 febbraio 1977  
giovedì 3 febbraio 1977  
venerdì 4 febbraio 1977  
sabato 5 febbraio 1977  
domenica 6 febbraio 1977  
lunedì 7 febbraio 1977  
martedì 8 febbraio 1977  
mercoledì 9 febbraio 1977  
giovedì 10 febbraio 1977  
venerdì 11 febbraio 1977  
sabato 12 febbraio 1977  
domenica 13 febbraio 1977 Radio Luna, un’emittente privata di Roma, inaugura il primo programma radiofonico dall’erotismo spinto ed esplicito. Si intitola “Voulez-vous coucher avec moi?” (Vuole venire a letto con me?) e va in onda a tarda ora, da mezzanotte alle due. È interamente dedicato alle telefonate a sfondo erotico degli ascoltatori e delle ascoltatrici con le quali interagisce una voce femminile che li apostrofa con l’appellativo confidenziale di “Cicciolini” e “Ciccioline”. La voce in questione è quella di Elena (Ilona) Anna Staller, una ragazza ungherese figlia di un funzionario del Ministero dell’Interno e di un’ostetrica, sbarcata in Italia dopo una rapidissima carriera di modella culminata con l’elezione a Miss Ungheria. La giovane Ilona nel nostro paese incontra Riccardo Schicchi, destinato a diventare uno dei top manager del settore pornografico, che intuisce di avere tra le mani una fortuna. Le costruisce addosso il pensonaggio di ingenua tentatrice e inizia a promuoverla ovunque. “Voulez-vous coucher avec moi?” segna l’inizio di una lunghuissima carriera che la vedrà tra le più ammirate pornostar e la porterà anche in Parlamento nel gruppo del Partito Radicale. (Gianni Lucini)
lunedì 14 febbraio 1977  
martedì 15 febbraio 1977  
mercoledì 16 febbraio 1977  
giovedì 17 febbraio 1977  
venerdì 18 febbraio 1977  
sabato 19 febbraio 1977  
domenica 20 febbraio 1977  
lunedì 21 febbraio 1977  
martedì 22 febbraio 1977  
mercoledì 23 febbraio 1977  
giovedì 24 febbraio 1977  
venerdì 25 febbraio 1977  
sabato 26 febbraio 1977  
domenica 27 febbraio 1977 Al 19′ del secondo tempo di Argentina-Ungheria (5-1) alla Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, sostituendo Leopoldo Luque fa il suo esordio in nazionale Diego Armando Maradona. Non verrà convocato da Luis Cesar Menotti per il mondiale argentino del 1978 che la squadra di casa vincerà. Maradona si laureerà campione del mondo solo nel 1986 in Messico.
lunedì 28 febbraio 1977  
martedì 1 marzo 1977  
mercoledì 2 marzo 1977  
giovedì 3 marzo 1977  
venerdì 4 marzo 1977  
sabato 5 marzo 1977  
domenica 6 marzo 1977  
lunedì 7 marzo 1977  
martedì 8 marzo 1977  
mercoledì 9 marzo 1977  
giovedì 10 marzo 1977 Quando mancano due mesi all’inizio dei festeggiamenti per il giubileo della regina Elisabetta II, i Sex Pistols scelgono di dare appuntamento ai giornalisti di fronte a Buckingham Palace per la firma di un nuovo contratto discografico con la A&M. Dopo essere stati cacciati in malo modo ma con una cospicua somma di buonuscita gli oltraggiosi alfieri del punk hanno finalmente trovato una nuova casa discografica. La formazione non è più quella originale perché il bassista Glen Matlock è stato allontanato dai compagni che l’hanno sostituito con Sid Vicious, un bassista “inventato” proveniente dai Flowers Of Romance con all’attivo anche un’esperienza come batterista dei Siouxsie & The Banshees. I ragazzi e il loro manager Malcom McLaren ricevono su un tavolo apparecchiato per l’occasione nella piazza che fronteggia il palazzo reale i complimenti dei loro nuovi discografici accompagnati da cinquantamila sterline d’acconto per la pubblicazione del loro primo singolo targato A&M. Si intitola God save the Queen e vuole essere un ironico e dissacrante contributo ai festeggiamenti per il giubileo della regina Elisabetta II. L’uscita del disco non va via liscia. La rivisitazione parodistica e apocalittica dell’inno nazionale viene accolta come un oltraggio grave all’immagine del paese. Iniziano così le pressioni perché esso venga ritirato. A dar fuoco alle polveri è un gruppo di musicisti guidato da Rick Wakeman, il tastierista leader degli Yes, che prende apertamente posizione contro il brano. L’iniziativa censoria arriva anche in parlamento dove il deputato conservatore Marcus Lipton, incurante del ridicolo, chiede addirittura lo scioglimento della band. La mobilitazione spaventa la A&M che a soli sei giorni dalla firma rescinde in tutta fretta il contratto con la band risarcendola con venticinquemila sterline. Il sasso è, però, lanciato. Incurante delle pressioni la Virgin pubblica, in tutta fretta, God save the Queen che ottiene uno straordinario successo di vendite. I Sex Pistols sono ormai divenuti, loro malgrado, un simbolo. Gli anatemi dei benpensanti apriranno la strada alla violenza dei gruppi di estrema destra. Poco tempo dopo, infatti, gli squadristi del National Front accoltelleranno Johnny Rotten e feriranno alla testa Paul Cook. Entrambi sopravviveranno, ma la band, incapace di reggere il ruolo di emblema, non durerà a lungo. (Gianni Lucini)
venerdì 11 marzo 1977 Bologna. Mattina: Scontri tra studenti e carabinieri all’ateneo di bologna in occasione di un assemblea di ” Comunione e liberazione” (associazione cattolica legata ad ambienti fascisti) . Negli scontri i carabineiri sparano fra gli studenti in fuga ed uccidono Francesco lorusso studente universitario appartenente a lotta continua. Alla manifestazione nazionale precedentemente convocata contro la repressione a roma parteciperanno oltre centomila persone provenienti da tutta italia. per un giorno ed una notte la capitale e’ in mano ai manifestanti. Migliaia le auto danneggiate, decine gli assalti ad armerie e banche ed a posti di polizia e carabinieri. centinaia gli arresti durante gli scontri che sono susseguiti per tutta la notte.
sabato 12 marzo 1977 I fratelli Gibb, meglio conosciuti come i Bee Gees sono in Francia per i fatti loro. Non è un bel momento per la carriera del gruppo che cerca di sopravvivere come può alla crisi del pop melodico. La giornata riserva, però, una sorpresa inaspettata e decisiva per il seguito della loro storia. Proprio in quel 12 marzo, infatti, vengono raggiunti dal produttore Robert Stigwood che chiede loro alcuni brani fortemente ritmati per la colonna sonora di un film di cui racconta sommariamente la trama. Si tratta di “Saturday night fever” interpretato dall’emergente John Travolta. Senza neppure leggere la sceneggiatura i tre musicisti si mettono al lavoro nelle sale di registrazione dei francesi Chateau d’Heronville Studios e in breve tempo realizzano i brani richiesti. Nonostante la perfetta aderenza allo spirito del film, quindi, le canzoni che compongono la colonna sonora di “Saturday night fever” non sono state costruite direttamente sulle immagini, ma nel chiuso degli studi di registrazione dopo un sommario racconto della storia cinematografica. La colonna sonora del film, pubblicata nel 1977, diventerà uno dei dischi più venduti di ogni tempo rilanciando i Bee Gees dopo un periodo piuttosto oscuro. In particolare Fever night è destinato a restare, più di altri, il brano simbolo di quegli anni scanditi dal ritmo della dance e dalle prime avvisaglie di un disimpegno che negli anni Ottanta sarebbe diventato una caratteristica generazionale. Nonostante la frettolosa realizzazione tanto il film quanto la colonna sonora sembreranno costruiti l’una sull’immagine dell’altra e viceversa e sono destinati a entrare nella storia del costume degli anni Settanta. (Gianni Lucini)
domenica 13 marzo 1977  
lunedì 14 marzo 1977  
martedì 15 marzo 1977  
mercoledì 16 marzo 1977  
giovedì 17 marzo 1977 Roma. Lama vattene! Luciano Lama, segretario generale CGIL, viene duramente contestato dagli autonomi e dal movimento degli “indiani metropolitani” mentre è impegnato in un comizio all’Università di Roma. L’evento dimostra come tra le frange più radicali dei movimenti giovanili e la sinistra, in particolare il Partito Comunista e i sindacati, si stia aprendo un solco di diffidenza che sfocia sempre più spesso in azioni di aperta ostilità. I grandi entusiasmi suscitati dalla vittoria elettorale delle sinistre nel 1975 e nel 1976 stanno progressivamente lasciando il posto alla delusione per un cambiamento che tarda ad arrivare e per un’azione politica che appare sempre più impacciata e prigioniera di equilibrismi istituzionali e di potere. Le conseguenze di questa situazione porteranno una parte dei giovani protagonisti delle grandi lotte dei primi anni Settanta ad abbandonare l’impegno politico e sociale, mentre le frange più radicali ed esasperate si faranno tentare dalla tragica esperienza della lotta armata. 
venerdì 18 marzo 1977  
  La CBS pubblica il primo singolo di una band sconosciuta. Il gruppo si chiama Clash (Scontro) e il disco è White riot (rivolta bianca). Ispirato ai disordini scoppiati in occasione del carnevale giamaicano di Notthing Hill quando i giovani di colore avevano reagito alle provocazioni della polizia, il brano si rivolge esplicitamente ai giovani londinesi bianchi invitandoli a dare un senso alla loro rabbia: «Il nero ha un casino di problemi/ma non si fa menate se deve tirare un mattone… Tutto il potere è nelle mani/di chi è abbastanza ricco da comprarlo/mentre noi camminiamo per le strade/troppo stupidi per sfidarlo/… nessuno vuol finire in galera». La musica, tirata e travolgente, è in linea con la semplicità dei due-accordi-due di quel periodo. In piena era punk i Clash lanciano così una sfida al ribellismo più esistenziale che sociale di gruppi come i Sex Pistols e i Damned. «Non siamo ribelli, siamo rivoluzionari!» è il loro grido di rivolta e il disegno è chiaro: trasformare un movimento musicale anarchico e spontaneo in qualcosa di organizzato e politicamente più incisivo. Il loro lavoro si muove su piani diversi. Uno è quello musicale. Saldano l’esperienza del punk ad altre culture generando nuovi suoni e ponendo le basi a quella contaminazione che diventerà quasi una regola negli anni successivi. L’altro è quello politico. I Clash fanno politica non soltanto con le canzoni, ma partecipando attivamente alla costruzione di movimenti contro il razzismo e di solidarietà nei confronti delle grandi lotte sociali. Utilizzano poi la loro popolarità per far filtrare messaggi orientati alla costruzione di un’opposizione radicale e di massa (un esempio su tutti sono le migliaia di magliette con la scritta “sicurezza sociale” in un’epoca in cui altri gruppi privilegiavano slogan come “distruzione” o “suicidio”). Negli anni successivi vanno oltre. Sfruttando il grande potere contrattuale che deriva dalla loro popolarità impongono limiti ai costi dei biglietti e accettano di rinunciare a parte delle royalties pur di pubblicare il triplo album Sandinista a prezzo ridotto. Lo slang operaio di Joe Strummer, volgare e provocante, dà parole e musica alla voglia di cambiare il mondo di un’intera generazione. Chi ha avuto la fortuna di assistere al loro concerto milanese del 1981 ha ancora negli occhi lo striscione appeso dai ragazzi arrivati da tutta Italia: “Milano calling – Clash is coming”. Con White riot iniziava l’avventura di una band il cui rock operaio resta una lezione, per molti versi insuperata, di come sia possibile coniugare politica e impegno musicale. (Gianni Lucini)
sabato 19 marzo 1977  
domenica 20 marzo 1977  
lunedì 21 marzo 1977  
martedì 22 marzo 1977  
mercoledì 23 marzo 1977  
giovedì 24 marzo 1977  
venerdì 25 marzo 1977  
sabato 26 marzo 1977  
domenica 27 marzo 1977  
lunedì 28 marzo 1977  
martedì 29 marzo 1977  
mercoledì 30 marzo 1977  
giovedì 31 marzo 1977  
Viene sequestrato il figlio di Giuseppe Arcaini, presidente dell’Italcasse, sovvenzionatore per miliardi dei partiti di governo
venerdì 1 aprile 1977  
sabato 2 aprile 1977  
domenica 3 aprile 1977  
lunedì 4 aprile 1977  
martedì 5 aprile 1977  
mercoledì 6 aprile 1977  
giovedì 7 aprile 1977  
venerdì 8 aprile 1977  
sabato 9 aprile 1977  
domenica 10 aprile 1977  
lunedì 11 aprile 1977 Muore Jacques Prévert, poeta, sceneggiatore, scrittore, ma soprattutto punto di riferimento del mondo culturale francese per decenni. «Allora, il loro dio, il loro oracolo, il loro maître à penser, era Jacques Prévert, di cui veneravano le pellicole e le poesie, di cui provavano a copiare il linguaggio e le atmosfere spirituali. Anche noi gustavamo le poesie e le canzoni di Prévert. Il suo anarchismo sognante e un po’ stralunato ci catturava completamente» Così Simone de Beauvoir nel suo romanzo “L’età forte” parla di quel miscuglio di artisti, vagabondi, perdigiorno, poeti e cantanti che si incontra, si innamora, si lascia e vive nei caffè di Saint-Germain des Prés. Non è un omaggio, ma una testimonianza della capacità di Prévert di liberarsi dalla rigidità delle divisioni dell’arte per essere insieme poeta, paroliere, sceneggiatore, dialoghista e, soprattutto, curioso esploratore di tutte le forme possibili di comunicazione poetica. Vive l’esperienza artistica con la stessa intensità di un amore appena nato e non si fa mai irreggimentare da una moda, da una linea editoriale o anche soltanto dalla necessità di dare continuità a un impianto artistico salutato dal successo. La sua avventura artistica è una lunga corsa su una strada non asfaltata, con i piedi che mordono il terreno, evitano i sassi, si bagnano nelle pozzanghere e s’impolverano nei tratti asciutti. E quando la strada gli appare troppo diritta tende a scartare, come fanno i cavalli di razza o i lupi inseguiti dai cacciatori. La sua creatività non ha padroni e diffida delle gabbie, soprattutto di quelle ideologiche e se ha l’impressione di essere intruppato fugge veloce come il vento. «Reclutato a forza nella fabbrica delle idee/ho resistito /mobilitato allo stesso modo nell’esercito delle idee/ho disertato». In questi pochi versi, rubati a Choses et autres, la sua ultima raccolta pubblicata nel 1972, c’è il senso di una vita assaporata fino all’ultimo sorso evitando l’omologazione e il conformismo, ma spargendo a piene mani perle preziose che luccicano vivide e inattaccabili dalla patina del tempo. Tra esse ci sono anche le canzoni, oltre mille, destinate a entrare nel repertorio di interpreti come Juliette Gréco, i Frère Jacques, Serge Reggiani, Mouloudji, Catherine Sauvage, Yves Montand ed Edith Piaf, per citare soltanto i primi che la memoria riporta a galla. Brani come Les feuilles mortes e Barbara hanno fatto poi il giro del mondo nelle esecuzioni di artisti come Frank Sinatra, Bing Crosby o Miles Davis. «Egli viene dalla vita e non dalla letteratura». La definizione di Jacques Prévert data dallo scrittore Georges Ribemont-Dessaignes cerca di chiarire perfettamente il senso della creatività artistica di un uomo che ha sempre detto di voler essere poeta senza diventare letterato. La vita è un avventura misteriosa e la sua inizia il 4 febbraio 1900 a Neuilly-sur-Seine, cittadina del dipartimento della Senna dove nasce da in un ambiente piccolo borghese e un po’ bigotto. Sua madre è originaria dell’Alvernia mentre suo padre è bretone e proprio in Bretagna il piccolo Jacques trascorre diversi anni della sua infanzia. Sono anni apparentemente spensierati anche se un po’ soffocanti viste le rigide regole imposte dalla famiglia molto attenta alle convenzioni. È comunque in questo periodo che Prévert respira a pieni polmoni l’aria della cultura e delle tradizioni popolari bretoni destinate a influenzare molto la sua opera negli anni della maturità. Curioso frequentatore di quegli spazi di confine che stanno tra letteratura e spettacolo, dopo aver terminato gli studi per guadagnarsi da vivere si adatta a vari lavori. Nel 1922 dopo il servizio militare si stabilisce a Parigi in una casa al 54 di Rue del Château a Montparnasse destinata a diventare un po’ il punto di ritrovo di un pezzo importante del movimento surrealista. Tra i più assidui ci sono Michel Leiris, Robert Desnos, Antoine-Marie-Joseph Artaud, Louis Argon, Georges Malkine, Raymond Queneau e quell’André Breton che si diletta a giocare a fare il leader del movimento. Nella seconda metà degli anni Venti gli amici cominciano a far circolare i suoi primi testi poetici, anche se per la prima pubblicazione occorre attendere il 1930 quando Prévert pubblica sulla rivista “Bifur” la sua composizione Souvenirs de famille on l’ange gardechiourme (Ricordi di famiglia ovvero l’angelo aguzzino), considerata un po’ il suo battesimo artistico. Gli anni Trenta sono pervasi da grande passione, con curiosità sempre nuove e sperimentazioni anche azzardate in quelli che sono destinati a diventare i campi privilegiati del suo interesse artistico: poesia, canzone, teatro e cinema. Tra il 1932 e il 1936 si dedica intensamente al teatro lavorando a tempo pieno con il Gruppo Ottobre, una compagnia appartenente alla Federazione Teatro Operaio, un’organizzazione che ha lo scopo di promuovere opere teatrali di impegno sociale. Proprio per il Gruppo Ottobre Prévert scrive Marche ou crève (Marcia o crepa), un brano che negli anni successivi diventerà quasi un inno dell’antifascismo militante. Nonostante gli impegni teatrali non trascura né la poesia, né il cinema né la canzone. Proprio in questi anni, infatti, vedono la luce soggetti e sceneggiature di film come “Lo strano dramma del dr. Molineaux” e “Il porto delle nebbie” diretti dal suo carissimo amico ed estimatore Marcel Carné. Sono l’inizio di un’attività di soggettista e sceneggiatore destinata a regalare al mondo lungometraggi come “Les disparus de Saint-Agil” di Christian-Jacques e Pierre Laroche, o “Alba tragica”, “Le porte della notte” e “Mentre Parigi dorme” di Marcel Carné. Sempre con Carné nella Francia occupata dai nazisti girano “L’amore e il diavolo” e, soprattutto “Amanti perduti”, ancora oggi considerato uno dei capolavori del cinema mondiale. Sempre in quegli anni vedono la luce anche le canzoni nate da poesie musicate da Joseph Kosma che caratterizzeranno l’epoca degli chansonniers. Nei primi mesi del 1946 Jacques Prévert pubblica “Paroles”, uscita in Italia con il titolo “Parole”, la sua prima raccolta compiuta di poesie ed è come se un turbine di vento si abbattesse sulla letteratura e sulla cultura francese. I giovani che dopo quattro anni di occupazione feroce e di clandestinità trovano in quelle composizioni una risposta alle loro aspirazioni, alla sete di libertà e al desiderio rilasciare un segno nella vita. Niente resta più come prima, neppure Jacques Prévert che capisce di essere diventato un punto di riferimento per un pezzo della cultura del suo paese e ci gioca un po’ anche se non mancano detrattori come Albert Camus che lo definiscono un “guignol del marciapiede che si prende per Goya”. Il pubblico, però, è tutto con lui. Accade così che quel quarantacinquenne autore cinematografico le cui poesie erano apprezzate e diffuse quasi esclusivamente tra i frequentatori di quella piccola porzione di Parigi compresa il Café de Flor, il Lipp, il Deux Magots e le librerie più intellettuali del Quartiere, diventa una sorta di “vate” di Saint-Germain-des-Prés, una stella ammirata e riverita. Jacques Prévert ha il pregio di non prendersi mai, in nessun momento così tanto sul serio da credere davvero a queste storie. Gioca con il suo personaggio, qualche volta se ne serve, ma non ne resta prigioniero. Fino all’ultimo continua a frequentare quei territori diversi che ha ormai imparato a conoscere e nei quali si sente a casa sua: il cinema, il teatro, la poesia e la canzone. Non si innamorerà mai della televisione e alla fine degli anni Sessanta, quando si è ormai trasferito nella sua dimora di Omonville-la-Petite, nel dipartimento della Manche capisce di avere allevato un nemico mortale: un cancro al polmone. Accetta la sfida e cerca di resistere nel suo eremo isolato in cui di tanto in tanto lascia entrare alcuni degli amici più cari come Serge Reggiani, Yves Montand, Juliette Greco, Raymond Queneau e pochi altri. Lunga e dolorosa la battaglia di Jacques Prévert contro l’osceno aggressore termina l’11 aprile 1977 con la sua morte.  (Gianni Lucini)
martedì 12 aprile 1977  
mercoledì 13 aprile 1977  
giovedì 14 aprile 1977  
venerdì 15 aprile 1977  
sabato 16 aprile 1977  
domenica 17 aprile 1977  
lunedì 18 aprile 1977  
martedì 19 aprile 1977  
mercoledì 20 aprile 1977  
giovedì 21 aprile 1977  
venerdì 22 aprile 1977  
sabato 23 aprile 1977  
domenica 24 aprile 1977  
lunedì 25 aprile 1977  
martedì 26 aprile 1977  
mercoledì 27 aprile 1977  
giovedì 28 aprile 1977 Fulvio Croce, presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torino, viene ucciso da un nucleo delle Brigate rosse. L’avvocato Croce viene affrontato nell’androne dello stabile di via Perrone, dove ha sede il suo studio, da un commando composto da 2 uomini e 1 donna e ucciso con 5 colpi di pistola (a sparare è Rocco Micaletto con la copertura di Angela Vai. Fuori su un auto attende Lorenzo Betassa, Raffaele Fiore invece staziona immobile all’ingresso, col mitra nel borsone). La perizia sui proiettili stabilisce che la pistola è una Nagant 7,62 cecoslovacca, la stessa che ha colpito Carlo Casalegno ed altre vittime a Torino. L’attentato è rivendicato dalle Brigate Rosse con una telefonata a La Stampa e all’ANSA. In seguito le Brigate Rosse telefonano nuovamente per indicare il luogo ove hanno lasciato dei volantini di rivendicazione. Il volantino, siglato “Per il comunismo Brigate rosse – Colonna Margherita Cagol” viene fatto ritrovare il 30 aprile (dieci ore dopo i funerali) di fronte all’ospedale Maria Vittoria. Nello stesso documento vengono minacciati gli avvocati Vittorio Gabri e Giorgio Del Grosso, quest’ultimo legale della FIAT.
venerdì 29 aprile 1977  
sabato 30 aprile 1977  
domenica 1 maggio 1977  
lunedì 2 maggio 1977  
martedì 3 maggio 1977  
mercoledì 4 maggio 1977  
giovedì 5 maggio 1977  
venerdì 6 maggio 1977  
sabato 7 maggio 1977  
domenica 8 maggio 1977  
lunedì 9 maggio 1977  
martedì 10 maggio 1977  
mercoledì 11 maggio 1977  
giovedì 12 maggio 1977 In piazza Navona a Roma si tiene una manifestazione nonostante il divieto del ministero dell’interno che revoca, con un atto unilaterale, il diritto a manifestare. Entrano in azione le squadre speciali: Giorgiana Masi viene uccisa da agenti in borghese dipendenti direttamente dal ministero dell’interno (e non dalla questura) che come ampiamente documentato sparano ripetutamente
venerdì 13 maggio 1977  
sabato 14 maggio 1977  
domenica 15 maggio 1977  
lunedì 16 maggio 1977  
martedì 17 maggio 1977  
mercoledì 18 maggio 1977  
giovedì 19 maggio 1977  
venerdì 20 maggio 1977  
sabato 21 maggio 1977  
domenica 22 maggio 1977  
lunedì 23 maggio 1977  
martedì 24 maggio 1977  
mercoledì 25 maggio 1977  
giovedì 26 maggio 1977  
venerdì 27 maggio 1977  
sabato 28 maggio 1977  
domenica 29 maggio 1977  
lunedì 30 maggio 1977  
martedì 31 maggio 1977  
mercoledì 1 giugno 1977  
giovedì 2 giugno 1977  
venerdì 3 giugno 1977  
sabato 4 giugno 1977  
domenica 5 giugno 1977  
lunedì 6 giugno 1977  
martedì 7 giugno 1977  
mercoledì 8 giugno 1977  
giovedì 9 giugno 1977  
venerdì 10 giugno 1977  
sabato 11 giugno 1977 L’11 e 12 a Montesarchio, in provincia di Benevento, si tiene il primo Campo Hobbit  (raduno dei giovani di destra).
domenica 12 giugno 1977  
lunedì 13 giugno 1977  
martedì 14 giugno 1977  
mercoledì 15 giugno 1977  
giovedì 16 giugno 1977  
venerdì 17 giugno 1977  
sabato 18 giugno 1977  
domenica 19 giugno 1977 Il batterista Paul Cook dei Sex Pistols esce dalla stazione della metropolitana di Shepherds Bush. Pensieroso e un po’ assonnato non si avvede di un gruppo di persone che lo sta seguendo. Sono sei ragazzi corpulenti dall’aria strafottente che a grandi falcate cercano di raggiungerlo. Lo chiamano: «Bastardo, hey bastardo!» Paul, che ha sentito le voci ma non ha capito le parole, si volta per la curiosità. Immediatamente i sei lo circondano. Sono neonazisti. Appartengono a quel microcosmo variegato cresciuto all’ombra del National Front che ha deciso di combattere una personale battaglia contro gli immigrati, i punk, i tossicodipendenti e gli omosessuali. Cook è visibilmente spaventato, ma trova la forza di mandarli a farsi fottere. «Sei un punk bastardo, checca e drogato, adesso ti ammazziamo!». Improvvisamente nelle loro mani compaiono spranghe di ferro e coltelli. Il batterista dei Sex Pistols evita il primo colpo di coltello, ma non può far nulla contro le spranghe. Ferito scivola lentamente a terra urlando e chiedendo aiuto. Qualcuno chiama la polizia, alcuni passanti intervengono, i nazi scappano. Il buon Cook è come un cencio lavato e sanguina un po’ dovunque. «Non è niente» dice ai primi soccorritori, ma viene trasportato a forza in ospedale. Il bilancio finale del pestaggio sarà di una quindicina di punti di sutura e una lunga serie di contusioni e lacerazioni varie. L’aggressione fa parte di una campagna feroce scatenata dall’estrema destra contro i punk e, soprattutto, contro i Sex Pistols. Il giorno prima il cantante del gruppo Johnny Rotten e il tecnico Bill Price sono caduti in un altro agguato neonazista nel parcheggio del Pegasus Hotel. Rotten ha avuto la peggio ed è stato ferito al viso e alle mani. Non sarà l’ultima aggressione nei confronti dei Sex Pistols né l’ultimo esempio di violenze contro i punk da parte dell’estrema destra. Ben presto, però, gli aggrediti inizieranno a reagire in modo organizzato ed efficace. (Gianni Lucini)
lunedì 20 giugno 1977  
martedì 21 giugno 1977  
mercoledì 22 giugno 1977  
giovedì 23 giugno 1977  
venerdì 24 giugno 1977  
sabato 25 giugno 1977  
domenica 26 giugno 1977  
lunedì 27 giugno 1977  
martedì 28 giugno 1977  
mercoledì 29 giugno 1977  
giovedì 30 giugno 1977  
Viene varata la riforma dei servizi segreti. Abolito il SID, nasce il SISMI (Servizio Informazioni per la Sicurezza Militare) e il SISDE (Servizio Informazioni per la Sicurezza Democratica)
venerdì 1 luglio 1977  
sabato 2 luglio 1977  
domenica 3 luglio 1977  
lunedì 4 luglio 1977  
martedì 5 luglio 1977  
mercoledì 6 luglio 1977  
giovedì 7 luglio 1977 Confermando le voci che da tempo circolano nell’ambiente musicale britannico, Steve Harley annuncia ufficialmente lo scioglimento dei Cockney Rebel e la sua intenzione di continuare come solista. Nato a Lewisham, Londra, il 27 febbraio 1951, Harley, che all’anagrafe si chiama Steven Nice, è il leader della band fin dal 1973, anno della sua formazione. Segnato nel fisico dalla poliomielite contratta da piccolo, terminati gli studi liceali, inizia a lavorare ma non rinuncia alla musica. Scrive canzoni e dà vita ai Cockney Rebel con il tastierista Milton Reame-James, il chitarrista e violinista Jean Paul Crocker, il bassista Paul Avron Jeffrey e il batterista Stuart Elliott. Pochi mesi dopo la band firma il suo primo contratto discografico con la EMI ed entusiasma la critica con The human menagerie, lo splendido album del debutto che contiene anche la sinfonica e decadente Sebastian, destinato a diventare uno dei brani più suggestivi del repertorio dal vivo di Steve. I successivi Judy teen e Mr. soft danno spazio alla faccia più commerciale del gruppo e Harley, considerato dai critici come una sorta di sintesi tra la gestualità di David Bowie e il carisma scenico dei Roxy Music, viene premiato “artista rivelazione” del 1974 dalla stampa britannica. Dopo l’album The psycomodo viene annunciato, a sorpresa, lo scioglimento della band. Si tratta, più che altro, di una scelta che denuncia il disagio esistenziale del leader. Lo scioglimento, infatti, dura lo spazio di un mattino. Di lì a poco lo stesso Harley annuncerà la ricostituzione del gruppo con il nome di Steve Harley & Cockney Rebel e con una formazione che, oltre al solito Elliott, comprende l’ex chitarrista dei Family Jim Cregan, il bassista George Ford e il tastierista Francis Monkman, già con i Curved Air, che verrà poi sostituito da Duncan MacKay. Nella sua nuova dimensione la band e soprattutto il suo leader faticano a convincere i vecchi fans, nonostante il buon successo commerciale delle prime incisioni. Nell’inverno del 1976 l’album Love’s prima donna fa di nuovo gridare al miracolo, ma anche questa volta il successo mette in crisi Steve Harley. L’annuncio del definitivo scioglimento della band non suscita particolare scalpore. Negli anni successivi ci saranno periodici tentativi di rimettere insieme i cocci di una delle più promettenti esperienze del rock britannico degli ultimi anni Settanta, ma nonostante i buoni risultati commerciali non riusciranno più a ritrovare lo spirito originario. (Gianni Lucini)
venerdì 8 luglio 1977  
sabato 9 luglio 1977  
domenica 10 luglio 1977  
lunedì 11 luglio 1977  
martedì 12 luglio 1977  
mercoledì 13 luglio 1977  
giovedì 14 luglio 1977  
venerdì 15 luglio 1977  
sabato 16 luglio 1977  
domenica 17 luglio 1977  
lunedì 18 luglio 1977 A Messina viene trovato morto il colonnello dei carabinieri Giansante, che era stato collaboratore del gen. Anzà. Ufficialmente passerà la tesi del suicidio, rimangono però molti dubbi
martedì 19 luglio 1977  
mercoledì 20 luglio 1977  
giovedì 21 luglio 1977  
venerdì 22 luglio 1977  
sabato 23 luglio 1977  
domenica 24 luglio 1977  
lunedì 25 luglio 1977  
martedì 26 luglio 1977  
mercoledì 27 luglio 1977  
giovedì 28 luglio 1977  
venerdì 29 luglio 1977  
sabato 30 luglio 1977  
domenica 31 luglio 1977  
lunedì 1 agosto 1977  
martedì 2 agosto 1977  
mercoledì 3 agosto 1977  
giovedì 4 agosto 1977  
venerdì 5 agosto 1977  
sabato 6 agosto 1977  
domenica 7 agosto 1977  
lunedì 8 agosto 1977  
martedì 9 agosto 1977  
mercoledì 10 agosto 1977  
giovedì 11 agosto 1977  
venerdì 12 agosto 1977 Si “suicida”, a Roma, il gen. Anzà. Era uno dei concorrenti alla carica di capo di stato maggiore dell’esercito. Prima della polizia, chiamata subito dal figlio, arrivano con tempestività i servizi segreti
sabato 13 agosto 1977  
domenica 14 agosto 1977  
lunedì 15 agosto 1977 L’ex comandante delle SS a Roma, il colonnello Kappler, responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine fugge dall’ospedale militare del Celio a Roma. Successivamente si scoprirà un coinvolgimento di membri della P2 nella vicenda
martedì 16 agosto 1977 Nella notte tra il 15 e il 16 agosto 1977, a Memphis, nel Tennessee, muore un cantante e inizia un mito. Elvis Presley, soprannominato “the Pelvis”, il ragazzone dalla voce scura capace di muovere il bacino in un modo oltraggioso, si spegne per un attacco cardiaco sull’ambulanza che lo sta trasportando al Baptist Memorial Hospital di Memphis. Da mesi, forse da anni consumato dall’abuso di psicofarmaci, il suo cuore cessa per sempre di battere. Il simbolo del rock and roll muore e nello stesso giorno prende il volo un mito destinato a continuare fino ai giorni nostri, pur se attraversato da più di una contraddizione. Per alcuni, infatti, Elvis è stato il protagonista indiscusso della prima, grande, ribellione giovanile, mentre altri lo ritengono l’inconsapevole eroe di un’operazione tendente a privare il rock & roll originario della sua carica eversiva. Alla seconda schiera appartengono i nuovi protagonisti neri della ribellione musicale, che lo considerano, senza mezzi termini, come un bamboccione bianco manovrato dal music business. Osserva, infatti, il rapper Ice-T che «…negli anni Cinquanta i brani di Little Richard e Chuck Berry venivano definiti “suoni da jungla”, poi l’industria ha capito che poteva essere un affare e ha tirato fuori dal cilindro un caro ragazzo bianco del Sud come Elvis Presley». L’idea, secondo i sostenitori di questa tesi, non era quella di fermare il rock, ma di inglobarlo nel sistema del music business depotenziandone la componente nera. A distanza di anni dalla morte del mito questo giudizio appare corretto ma incompleto perché il fenomeno rappresentato da Elvis Presley non può essere considerato soltanto una semplice operazione industrial-culturale. È sufficiente dare uno sguardo alle scene che accompagnano il suo funerale per capire come fin dai primi giorni dopo la morte dell’eroe, il mito sia andato al di là del semplice fenomeno indotto. Fra i settantacinquemila e gli ottantamila sono, secondo la polizia i fans che al momento dell’addio definitivo circondano Graceland, la favolosa villa di Memphis nella quale il re del rock and roll ha vissuto fino agli ultimi giorni della sua vita in una situazione di alienante, pur se dorata, solitudine. E quella che accorre a dargli l’ultimo saluto è una folla disperata e piangente, non aliena da gesti di isteria, multietnica e colorata. Resterà, per disposizioni superiori, ai margini delle cerimonie ufficiali, sarà costretta a viverle a distanza di sicurezza, visto che alla cerimonia ufficiale, cui sono stati ammesse solo centocinquanta sceltissime persone, ma non rinuncerà a far sentire la sua presenza. Rincorre un mito che altri hanno preparato per lei? A chi osserva superficialmente può sembrare che sia così. Gli occhi della generazione che l’ha conosciuto e amato però vedono in Presley qualcosa che va al di là della abusata storia del cantante leggendario che trova nella morte la sua definitiva consacrazione ideale e commerciale. Osservano lo svolgersi degli eventi ma si muovono in un territorio imprevisto: occupano anche gli spazi proibiti, quelli non direttamente commerciali, usando la memoria come un’arma invincibile. Scandiscono note e parole di brani che hanno accompagnato la presa di coscienza di una generazione e ne fanno inni imprevisti e del tutto imprevedibili. Travolgono le rassicuranti certezze del music business e trasformano Elvis nel simbolo che, probabilmente, non è mai stato e non ha mai voluto essere quando era in vita. Ovvie e un po’ stonate, di fronte a questo poco silenzioso omaggio del popolo del rock and roll, appaiono le dichiarazioni “ufficiali”, che hanno il gusto di minestre già assaggiate. Emblematico il fatto che anche il Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter voglia dire la sua: «Tutti noi sappiamo che la morte di Elvis Presley priva il nostro paese di una parte importante della sua cultura. Irripetibile e unico è stato il suo apporto. Alla sua musica e alla sua personalità si deve la fusione del country dei bianchi con il blues dei neri che ha cambiato per sempre la cultura del popolo americano». Ma è stato davvero così? Oggi possiamo dire che Presley è stato il personaggio simbolo della trasformazione del rock in un grande affare. Incarnando con la sua immagine pubblica una ribellione più formale che reale, priva di carica eversiva, ha depotenziato il rock and roll delle origini fino a farne in uno dei tanti aspetti della “America way of life”. La sua faccia pulita e la sua trasgressione “accettabile”, contrapposte al demoniaco rock ‘n’ roll dei neri, ma anche di ribelli bianchi come Jerry Lee Lewis, rassicuravano l’opinione pubblica americana, garantendogli l’appoggio dei media e segnarono il suo trionfo. Tradotta così la storia, pur corretta nell’analisi, non rende merito a un personaggio meno scontato di quello che sembra. Resta folgorato dalla musica nera, dall’espressività corporale dei cori gospel e dalla vocalità graffiante dei dischi di rhythm and blues quando, ancora con i calzoni corti, canta nel coro della sua chiesa. Il tratto distintivo della sua ispirazione artistica non è artefatto, tutt’altro. Passeranno anni prima che il colonnello Tom Parker, suo pigmalione e despota, riesca a rendere innocua quella carica istintivamente eversiva. La storia in seguito diventerà quella che tutti conoscono, quella del ragazzone biondo in pace con se stesso e con il mondo che piace alle mamme, alle figlie e alle zie. Ogni disco venduto offusca l’immagine originaria, ma non la cancella. Paradossalmente è proprio la leggenda a ucciderlo. Incapace di vivere bene il declino, invece di seguire altri protagonisti del rock & roll sulla strada del ritorno alle origini, dà retta ai cattivi consiglieri e finisce per trasformarsi in un crooner adatto a tutte le stagioni. Cannibalizzato dal suo entourage si tramuta in una specie di zombie da richiamare in vita ogni volta che il mercato chiama e da lasciare annegare nelle sue contraddizioni interiori quando non serve. Così inizia la sua fine, non solo artistica, ma anche personale. Obeso e gonfiato da una lunga sequenza di veleni artificiali che lo aiutano a sopravvivere regala al pubblico una serie di apparizioni da incubo. La sua storia finisce male, ma chi l’ha sempre sfruttato continuerà a guadagnare sul mito. Ancora oggi, mentre leggete queste righe, qualcuno di quelli che hanno contribuito alla sua fine, sta contando le royalties incassate su dischi, canzoni e gadget. (Gianni Lucini)
mercoledì 17 agosto 1977  
giovedì 18 agosto 1977 Gli esperti della polizia calcolano in più di settantacinquemila il numero dei fans che il 18 agosto 1977, giorno dei funerali di Elvis Presley, circondano Graceland, la favolosa villa di Memphis nella quale il re del rock and roll ha vissuto fino agli ultimi giorni della sua vita in una situazione di alienante, pur se dorata, solitudine. Quella che è accorsa a dargli l’ultimo saluto è una folla disperata e piangente, non aliena da gesti di isteria, che mette in difficoltà anche il nutritissimo servizio d’ordine. A parte i soliti contusi e gli innumerevoli svenimenti, il bollettino della giornata contempla anche due morti, due ragazze travolte da un’automobile sbucata da chissà dove e piombata improvvisamente sulla folla. Tutta questa gente preme sui cordoni di sicurezza. Non capisce perché non può partecipare ai funerali. È costretta a viverli a distanza di sicurezza, ai margini della cerimonia ufficiale, cui sono stati ammesse solo centocinquanta sceltissime persone. La salma di Elvis Presley viene inumata nel cimitero di Forest Hill a Memphis. Il quarantaduenne re del rock and roll è morto due giorni prima, all’alba del 16 agosto, stroncato da un collasso cardiaco dopo essere stato trovato dalla sua compagna Ginger Alden privo di sensi e con il viso affondato nella moquette del corridoio che porta in bagno. Immediatamente trasportato al Baptist Memorial Hospital di Memphis è spirato intorno all’una e mezza del pomeriggio. Con lui se ne va uno dei simboli della grande rivoluzione musicale degli anni Cinquanta, nata con l’esplosione del rock and roll. Il Presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, esprimendo il suo cordoglio per la scomparsa, dichiara «La morte di Elvis Presley priva il nostro paese di una parte importante della sua cultura. Egli è stato unico ed irripetibile… La sua musica e la sua personalità hanno saputo fondere il country dei bianchi con il blues dei neri cambiando per sempre la cultura del popolo americano».
venerdì 19 agosto 1977  
sabato 20 agosto 1977 Dopo vari tentativi debuttano finalmente i Fischer-Z, la band britannica nata da un progetto John Watts, un tipo sveglio che, oltre ad aver studiato sax, clarinetto e batteria ha anche fatto parte del coro della Reale Accademia Militare di Sandhurst. Da tempo lui e il suo inseparabile amico Steve Skolnik lavorano all’idea di questo gruppo. Conosciutisi all’università alcuni anni prima hanno dato vita a un duo chiamato The Onknow Band. Perennemente insoddisfatti e desiderosi di trovare nuove sollecitazioni si trasferiscono i prima ad Amsterdam e poi in California, salvo decidere alla fine di ritornare in Gran Bretagna.. Nel gennaio 1977 danno vita agli Sheep, una formazione che ancora non riesce a soddisfare appieno le loro aspettative. Con l’aiuto di alcuni annunci pubblicati su “Melody Maker”, riescono finalmente a completare l’organico a dar vita ai Fischer-Z. La formazione che il 20 agosto si esibisce per la prima volta in pubblico oltre alla chitarra di John Watts e alle tastiere di Steve Skolnik, schiera il batterista Steve Liddle e il bassista David Graham. L’anno pubblicano i primi due singoli Wax dolls e Remember Russia, anche se i il successo tarda fino al 1979 quando il singolo The worker e l’album Word salad conquistano pubblico e critica. Nel 1980, dopo il buon successo di So long e del secondo album Going deal for a living, Skolnik lascia la band e viene sostituito da Bernard Newman. La sua sostituzione riguarda soltanto le esibizioni dal vivo, perchè nella registrazione del terzo album Red skies over paradise del 1981 è lo stesso Watts a occuparsi delle tastiere. La storia della band è però arrivata al capolinea. Nell’estate del 1981, infatti, John Watts, scioglie i Fischer-Z e decide di continuare come pubblicando l’album One more twist e il singolo Speaking a different language. La breve avventura dei Fischer-Z non finisce qui. Sull’onda della nostalgia rivedranno, infatti, la luce una decina d’anni dopo, nel 1992, quando, riformatisi, pubblicheranno Destination paradise. (Gianni Lucini)
domenica 21 agosto 1977  
lunedì 22 agosto 1977  
martedì 23 agosto 1977  
mercoledì 24 agosto 1977  
giovedì 25 agosto 1977  
venerdì 26 agosto 1977  
sabato 27 agosto 1977  
domenica 28 agosto 1977  
lunedì 29 agosto 1977  
martedì 30 agosto 1977  
mercoledì 31 agosto 1977  
giovedì 1 settembre 1977  
venerdì 2 settembre 1977  
sabato 3 settembre 1977  
domenica 4 settembre 1977 Sulla Rete 2 della RAI va in onda il cartone animato seriale giapponese “Vickie il vichingo”, una coproduzione tedesco-nipponica Taurus Film/Nippon Animation realizzata nel 1974. Il piccolo Vickie altri non era che la testa di ponte di quell’armata nipponica che avrebbe rivoluzionato la nostra cultura di massa: i MANGA
lunedì 5 settembre 1977  
martedì 6 settembre 1977  
mercoledì 7 settembre 1977  
giovedì 8 settembre 1977  
venerdì 9 settembre 1977  
sabato 10 settembre 1977 Contrariamente alle previsioni di chi le aveva giudicate una sorta di “tardivo fulmine estivo” il 10 settembre 1977 le Emotions sono per la terza settimana consecutiva al vertice delle classifiche statunitensi dei dischi più venduti con il loro brano Best of my love. Si tratta di una bella soddisfazione per Jeanette, Wanda e Sheila le tre componenti del gruppo nato più di dieci anni prima a Chicago. All’inizio della carriera le ragazze si chiamano The Hutchinson Sunbeams e accompagnano Mahalia Jackson quando nel 1968 vengono scritturate dalla Stax. Proprio la leggendaria etichetta cambia loro il nome e pubblica il primo album The Emotions, prodotto da Isaac Hayes e David Porter. Fino al 1975, anno di chiusura della Stax, le ragazze pubblicano vari album tra cui spiccano So I can love you, Songs of love, Untouched e Chronicle. Dopo la fine dell’etichetta in molti le danno ormai per spacciate. Tra i molti non c’è Maurice White, il leader degli Earth, Wind and Fire che nel 1976 porta le Emotions alla CBS e le produce nell’album Flowers, registrato insieme agli stessi Earth, Wind and Fire. Alla faccia dei profeti di sventura, nel 1977 arrivano al vertice delle classifiche statunitensi e britanniche proprio con il singolo Best of my love e con gli album Rejoice e Sunshine, il primo dei quali prodotto ancora da White. L’anno dopo insieme agli Earth, Wind and Fire registrano Boogie Wonderland, che diventa uno dei classici della disco music e che segna il punto di successo più alto raggiunto dal trio. (Gianni Lucini)
domenica 11 settembre 1977  
lunedì 12 settembre 1977  
martedì 13 settembre 1977  
mercoledì 14 settembre 1977  
giovedì 15 settembre 1977  
venerdì 16 settembre 1977  
sabato 17 settembre 1977  
domenica 18 settembre 1977  
lunedì 19 settembre 1977  
martedì 20 settembre 1977  
mercoledì 21 settembre 1977  
giovedì 22 settembre 1977  
venerdì 23 settembre 1977 A Bologna si tiene un Convegno di tre giorni sulla Repressione. Affluiscono autonomi e movimenti da tutta Italia
  La CBS pubblica il singolo Complete control dei Clash. Il disco consolida il rapporto tra la major discografica e il gruppo di punta del punk più politicizzato, non senza qualche contraddizione che lo stesso testo del brano evidenzia. Emerge, infatti, la paura della band di essere fagocitata dal music business e di non riuscire a salvaguardare la propria autonomia artistica. Il brano, registrato a Kingston, in Giamaica, è destinato a restare nella storia del gruppo non tanto per il testo quanto perché segna l’incontro dei Clash con un singolare personaggio dal grande fiuto musicale, un po’ stregone e un po’ bandito. Si tratta di Lee “Scratch” Perry, un personaggio chiave del mondo musicale giamaicano. Nato a Kingston nel 1939, ha iniziato a lavorare nell’ambiente musicale selezionando brani per un Sound System e facendo il fattorino in uno dei tanti studi di registrazione della sua città natale. Nei primi anni Sessanta fonda la Upsetter Records: più che una casa discografica è uno studio di registrazione con annesso un negozio in cui vende solo i dischi di sua produzione. Sembra destinato a divenire uno dei tanti personaggi pittoreschi del sottobosco musicale dei Sound System giamaicani quando decide di inventarsi manager del gruppo dei fratelli Barrett (futuri compagni d’avventura di Bob Marley), gli Hippy Boys, da lui ribattezzati Upsetters. Grazie al suo lavoro in breve tempo la band scala le classifiche di vendita in Gran Bretagna con il brano Return of Django. Considerato dai giamaicani “l’inventore del reggae” Perry ama atteggiarsi a personaggio carismatico e non si sottrae al ruolo neppure quando deve lavorare con i Clash, uno dei più indisciplinati ed esplosivi gruppi di quel periodo. Non cerca di domarli. Li lascia liberi di lavorare come meglio credono, ma li invita a prestare maggior attenzione al fluire del ritmo. «Hey ragazzi, non mi interessa che sappiate suonare o no, chi se ne frega della musica! Quello che importa è il ritmo: lasciatevi attraversare dal ritmo e la musica verrà da sola…» Sono le solite frasi che dice a tutti, ma funzionano, anche con un gruppo difficile come i Clash. La dura Complete control diventa una geniale mescola di energia e ritmo confermando le tesi di chi vede in Lee “Scratch” Perry un genio ma non smentendo quelle di chi lo considera solo un abile mestierante capace di vendere nel migliore dei modi la sua merce. (Gianni Lucini)
sabato 24 settembre 1977 Debutta il telefilm “Love boat” con il capitano Stubing, Julie, il dottor Adam, Isaac e Gopher.
  La Libia del colonnello Gheddafi annuncia la nazionalizzazione di due compagnie petrolifere americane.
domenica 25 settembre 1977 A Kingswilliamtown in Sudafrica si svolgono i funerali dell’attivista nero Steve Biko, morto in carcere dopo uno sciopero della fame. Incidenti al termine della cerimonia, causano 4 morti.
lunedì 26 settembre 1977 I governi libanese e israeliano raggiungono un accordo di tregua con il capo della guerriglia palestinese Arafat nel sud del Libano.
martedì 27 settembre 1977 Due ragazzi di sinistra studenti di un liceo dell’EUR (Paola Carvignani  e Nazareno Bruschi , entrambi di 17 anni), sono seduti su una panchina alla stazione della metropolitana dell’EUR. Fermi insieme ad altri amici, vengono colpiti dalle pallottole sparate da un ragazzo basso, tarchiato, che spara ad altezza d’uomo un intero caricatore sul gruppo, prendendo la mira con entrambi le mani, poi fugge a bordo di una vespa.
Paola Carvignani è ferita gravemente all’addome, Bruschi a un piede.
mercoledì 28 settembre 1977  
giovedì 29 settembre 1977 Roma. Verso le 22,30 da una Mini chiara che si avvicina vengono sparati 5 colpi di pistola contro un gruppo di giovani di sinistra che stazionavano a piazza Igea, Elena Pacinelli , 19 anni, viene ferita da tre proiettili, un altro giovane si salva per merito della borsa che portava a tracolla che riesce a fermare un proiettile. I colpi sono sparati ad altezza del torace, è evidente l’intenzione di uccidere. Elena  non si riprenderà più, morirà pochi anni dopo per un male incurabile. Nella macchina sono in tre, in un primo momento sembra che a sparare sia stato l’uomo che si trovava accanto al guidatore. Nella vettura, rubata il pomeriggio del 29 settembre nella zona di Tor di Quinto e ritrovata l’11 ottobre, furono rinvenuti due bossoli, uno calibro 7,65 e uno calibro 32, i quali rivelano che almeno due persone hanno sparato. I colpevoli di questo ferimento non sono stati mai individuati.
venerdì 30 settembre 1977 I compagni di Elena decidono di distribuire un volantino di protesta nel quartiere della Balduina, dove era situata una sede del MSI conosciuta per le frequenti aggressioni e intimidazioni dei suoi militanti, punto di riferimento dei fascisti di tutta la zona Nord di Roma. Lo studente Walter Rossi rimane ucciso da una squadraccia fascista
sabato 1 ottobre 1977 Il congresso mondiale di psichiatria in corso ad Honolulu approva la risoluzione di condanna dei sistematici abusi della psichiatria a fini politici, nell’Unione Sovietica.
domenica 2 ottobre 1977  
lunedì 3 ottobre 1977  
martedì 4 ottobre 1977  
mercoledì 5 ottobre 1977  
giovedì 6 ottobre 1977  
venerdì 7 ottobre 1977  
sabato 8 ottobre 1977  
domenica 9 ottobre 1977  
lunedì 10 ottobre 1977  
martedì 11 ottobre 1977 Lucio Battisti appare a Esta noche: fiesta (televisione spagnola, a colori): canta dal vivo Respirando in italiano.
mercoledì 12 ottobre 1977  
giovedì 13 ottobre 1977 Un commando arabo-tedesco dirotta un aereo Lufhansa con 91 persone a bordo. Impongono uno scalo a Roma e chiedono il rilascio di terroristi reclusi in Germania. L’azione palestinese era stata organizzata dall’FPLP di George Habbash e Wadi Haddad e voleva essere di supporto al rapimento di Hanss Martin Schleier ad opera della RAF (Rote Armee Fraktion) tedesca avvenuto il 5 settembre a Colonia.
venerdì 14 ottobre 1977 Muore Bing Crosby, uno dei personaggi più importanti della musica pop statunitense. Nato a Tacoma, nello stato di Washington, il 2 maggio 1904 da Harry Crosby e Kate Harrigan, cresce a Spokane. La sua famiglia non se la passa benissimo e il ragazzo deve abbinare il lavoro allo studio per essere di aiuto alla numerosa famiglia. A otto anni viene soprannominato Bing, come il popolare personaggio della comic strip “Bingleville Bugle” di cui è un appassionato lettore. Studia alla Webster School e poi al Gonzaga Institute, retto dai Gesuiti, dove inizia, ma non completa, gli studi di legge. Le sue prime esperienze musicali risalgono al 1920, quando è batterista e cantante dei Juicy Seven, un gruppo scolastico. Nel 1921 entra a far parte dei Musicaladers un gruppo modellato sullo stile della Original Dixieland Jazz Band. In quegli anni dà vita anche a un duo novelty di canto e piano con il pianista del gruppo, Al Rinker, fratello della cantante Mildred Bailey. Nel 1925, dopo lo scioglimento dei Musicaladers, i due si trasferiscono a Los Angeles, e, grazie all’interessamento di Mildred Bailey, vengono ingaggiati dalla compagnia di vaudeville Fanchon & Marco al Boulevard Theatre di Los Angeles. Le loro interpretazioni jazzate di motivi di successo (San, China Boy, Copenhagen) integrate da effetti speciali mutuati dai Mound City Blue Blows e da occasionali battute comiche, ottengono un buon successo. Per questa ragione l’impresario Arthur Freed li scrittura per la rivista “The Morrisey Music Hall Revue”, messa in scena al Majestic Theatre di Los Angeles. Partecipano poi a uno spettacolo di varietà al Metropolitan Theatre, dove vengono notati da Paul Whiteman, allora all’apice della popolarità, che li aggrega alla sua orchestra come numero di attrazione. Il pubblico di Whiteman però non li apprezza particolarmente e il loro ruolo si riduce quasi esclusivamente al sottofondo vocale delle parti strumentali insieme ad altri vocalist della band. Le cose cambiano quando Whiteman scrittura Harry Barris, un giovane e dinamico pianista e cantante hot proveniente dall’orchestra di George Olsen dando vita ai Paul Whiteman’s Rhythm Boys. Il buon successo ottenuto con brani come Mississippi Mud, scritto dallo stesso Barris, e From Monday On, sembra rilanciare Bing e il suo compagno, ma la loro caparbia insistenza a dare sempre maggiore spazio alle battute comiche a detrimento della parte musicale finisce per stancare il pubblico e lo stesso Paul Whiteman che li allontana dall’orchestra. Bing, Rinker e Barris si esibiscono nei teatri e nei night-club di varie città della California ottenendo un notevole successo al Monmartre Café di Los Angeles e un successivo ingaggio al prestigioso Cocoanut Grove di Hollywood. Nel frattempo Bing Crosby sposa la cantante e attrice Wilma Wyatt (Dixie Lee) decide di sfruttare la popolarità guadagnata nei locali con un proprio programma radiofonico dove le sue canzoni When the Blues of the Night e I Surrender Dear fanno faville. Sotto l’abile gestione del fratello maggiore Everett viene scritturato anche dalla casa cinematografica Paramount che lo trasforma in una star del cinema musicale hollywoodiano. La popolarità non lo abbandona più fino alla morte e non conosce appannamenti neppure quando, alla soglia dei settant’anni, riduce al minimo le sue apparizioni in pubblico. Il comico Bob Hope, suo grande amico ed estimatore, a chi vaticinava il declino di Bing dinanzi alla esplosione di Frank Sinatra (soprannominato “swoonatra” perchè faceva svenire le fans) agli inizi degli anni Quaranta, replicava con queste parole, che al di là del paradosso contengono un fondo di verità: «Non si preoccupi per Bing: quello è l’uomo che fece svenire la madre di Sinatra ed è anche l’uomo che fra una quindicina d’anni farà svenire la figlia di Sinatra». (Gianni Lucini).
sabato 15 ottobre 1977  
domenica 16 ottobre 1977  
lunedì 17 ottobre 1977  
martedì 18 ottobre 1977 All’aeroporto di Mogadiscio l’intervento delle teste di cuoio tedesche mette fine al dirottamento dell’aereo Lufthansa iniziato il 13 ottobre. 
mercoledì 19 ottobre 1977 Debutta il primo supersonico per usi commerciali. Il Concorde effettua il primo collegamento da Parigi a New York. Tempo di volo: 3 ore e 30 minuti.
giovedì 20 ottobre 1977 Un Convair 240 della compagnia privata Falcon Airways decolla da Greenville, nel South Carolina, con destinazione Baton Rouge, in Louisiana. A bordo, tra i ventisei passeggeri, ci sono i componenti dei Lynyrd Skynyrd accompagnati dal loro manager e dal trio vocale femminile delle Konkettes, da un anno coriste della band. Il gruppo sta recandosi alla Louisiana University di Baton Rouge dove ha in programma un concerto. Mentre sorvola lo stato del Massachusetts l’aereo ha un’improvvisa avaria. Il pilota tenta un atterraggio di fortuna, ma non può evitare l’impatto violento con il terreno, che avviene nei pressi della città di Gillsburg. Fortunatamente nello schianto il velivolo non prende fuoco, ma nell’incidente muoiono sei passeggeri, tra cui il cantante dei Lynyrd Skynyrd Ronnie Van Zandt, il chitarrista Steve Gaines, sua sorella Cassie, corista, e Dean Kilpatrik, il manager. Tutti gli altri componenti del gruppo, pur feriti, non sono in pericolo di vita. Tre giorni prima dell’incidente i Lynyrd Skynyrd hanno pubblicato l’album Street survivors, la cui copertina è illustrata da un fotomontaggio premonitore che mostra i componenti del gruppo avvolti dalle fiamme. La storia dei veri Lynyrd Skynyrd finisce qui, anche se negli anni successivi i membri superstiti tenteranno di riformare sull’onda della nostalgia quello che, con l’Allman Brothers Band e la Marshall Tucker Band, è stato uno dei maggiori gruppi del rock sudista. A differenza degli altri due gruppi però Van Zandt e i suoi compagni, non ne hanno rappresentato l’anima innovatrice, né si sono proposti di recuperare gli aspetti più significativi della tradizione musicale sudista. In tutta la loro carriera essi si identificano con gli umori peggiori degli stati del sud degli Stati Uniti. Apertamente reazionari, all’inizio del 1977 appoggiano ufficialmente la campagna elettorale del leader razzista George Wallace. I brani riflettono questo clima e infiammano i giovani sottoproletari bianchi degli stati del sud, che ne assimilano la voglia di rivincita. La parte più intensa della loro storia finisce a Greenville, con la morte di Van Zandt, vero leader e anima del gruppo, ma la sfortuna no. Colpirà di nuovo, negli anni successivi, anche altri componenti della band tanto da alimentare la leggenda che vede nei Lynyrd Skynyrd un “gruppo maledetto”. (Gianni Lucini)
venerdì 21 ottobre 1977 Viene rilasciato in Italia il film di George Lucas “Star Wars”.
sabato 22 ottobre 1977  
domenica 23 ottobre 1977  
lunedì 24 ottobre 1977 Varato il nuovo ordinamento dei servizi segreti italiani. Abolito il SID, viene istituito il SISMI (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare) e il SISDE (Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica), e un organismo di coordinamento denominato CESIS (Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza).
martedì 25 ottobre 1977 Un’altro esponente democristiano viene ferito dalla Brigate Rosse a Torino. Si tratta di Antonio Cozzello. Per l’occasione le BR si sono ribattezzate RAF dal nome del commando terroristico tedesco.
mercoledì 26 ottobre 1977 Si conclude con successo il volo sperimentale della navetta spaziale Enterprise, che atterra come un normale aereo in California.
giovedì 27 ottobre 1977  
venerdì 28 ottobre 1977 Il Consiglio dei Ministri decide la proroga del blocco degli affitti fino al 31 gennaio e di rinviare di 4 mesi le procedure per l’esecuzione degli sfratti.
sabato 29 ottobre 1977 15 minuti dopo il decollo da Ho Chi Min, 4 dirottatori si impadroniscono di un DC3 delle linee aeree vietnamite con 38 persone a bordo. Uccidono 2 membri dell’equipaggio, atterranno in Thailandia, e poi a Singapore dove, liberati passeggeri e piloti si arrendono alle autorità locali.
domenica 30 ottobre 1977  
lunedì 31 ottobre 1977 Una petroliera kuwaitiana disperde nel mare di Genova 2600 tonnellate di greggio.
Milano viene tappezzata di manifesti contro il Banco Ambrosiano. Ispiratore della campagna è Michele Sindona, autore Luigi Cavallo.
martedì 1 novembre 1977 Il gen. Mino (comandante generale dell’Arma dei Carabinieri) muore in uno strano incidente in elicottero insieme ad altri 4 ufficiali e 1 sottufficiale, mentre sorvola la Sila, 10 minuti dopo il decollo da Catanzaro. In questo periodo sono in corso gli avvicendamenti ai vertici dell’Arma. Mino apparteneva al ristretto gruppo che circondava Licio Gelli e Mino Pecorelli. Lo sostituisce il gen. Corsini.
  Manifestazioni e atti di violenza in tutta Italia per i 2 omicidi dei giorni scorsi a Roma.
mercoledì 2 novembre 1977 Il dirigente democristiano Publio Fiori viene gravemente ferito in un agguato rivendicato dei terroristi delle Brigate Rosse.
giovedì 3 novembre 1977 Piogge torrenziali in Grecia causano una violenta inondazione che si abbatte su Atene e Il Pireo, provocando 10 morti.
venerdì 4 novembre 1977 Pietro Corsini, viene nominato nuovo comandante dell’arma dei Carabinieri, dopo la morte del generale Mino avvenuta alcuni giorni fa quando il suo elicottero è precipitato nei pressi di Catanzaro.
sabato 5 novembre 1977  
domenica 6 novembre 1977  
lunedì 7 novembre 1977 Intervento della polizia a Roma e Torino per la chiusura di alcuni comitati autonomi operai.
martedì 8 novembre 1977 A Milano 3 mandatari delle Brigate Rosse feriscono Aldo Grassini, un dirigente dell’Alfa Romeo.
mercoledì 9 novembre 1977  
giovedì 10 novembre 1977 Ancora un attentato delle Brigate Rosse a Torino, dove i terroristi feriscono alle gambe un funzionario della Fiat.
venerdì 11 novembre 1977 Ad Amsterdam la polizia olandese cattura dopo una sparatoria due terroristi italiani appartenenti alla Frazione Armata Rossa.
sabato 12 novembre 1977  
domenica 13 novembre 1977  
lunedì 14 novembre 1977  
martedì 15 novembre 1977 A Venezia si apre la cosiddetta Biennale del dissenso (internazionale e dell’URSS). Per le polemiche suscitate, il presidente Ripa di Meana in un primo tempo si dimette.
mercoledì 16 novembre 1977 A Torino, il vicedirettore del quotidiano “La Stampa”, Carlo Casalegno, viene mortalmente ferito sotto la sua abitazione da un nucleo delle Brigate Rosse. Da molti giorni veniva pedinato da Patrizio Peci, Raffaele Fiore, Vincenzo Acella e Piero Panciarelli. Casalegno parcheggia la sua 125 azzurrina davanti al portone di casa alle 13:55, i brigatisti attendono che si apra il portone, Raffele Fiore s’infila nell’androne, chiama Casalegno e spara quattro colpi alla testa con la Nagant 7,62. Alle 14:05 giunge una telefonata all’ ANSA: “Qui Brigate Rosse, abbiamo giustiziato noi il servo dello Stato Carlo Casalegno”. L’operatore chiede spiegazioni. “Ha capito benissimo” e il terrorista riaggancia. Viene rinvenuto un volantino in una cabina telefonica di corso Lecce. Due fogli ciclostilati e pinzati sormontati dalla stella a cinque punte firmati dalla colonna Mara Cagol. Casalegno muore, per le ferite riportate, tredici giorni dopo, il 29 novembre 1977.
giovedì 17 novembre 1977 A Genova viene ucciso con 7 colpi di pistola il dirigente dell’Ansaldo e membro del PCI Carlo Castellano. L’azione è rivendicata dalle Brigate Rosse.
venerdì 18 novembre 1977  
sabato 19 novembre 1977 Il presidente egiziano Sadat è il primo leader arabo a recarsi in visita in Israele.
domenica 20 novembre 1977 Un violento ciclone investe la parte orientale dell’India. Muoiono oltre 6000 persone.
lunedì 21 novembre 1977  
martedì 22 novembre 1977  
mercoledì 23 novembre 1977  
giovedì 24 novembre 1977  
venerdì 25 novembre 1977  
sabato 26 novembre 1977  
domenica 27 novembre 1977  
lunedì 28 novembre 1977 A Bari lo studente Benedetto Petrone viene assassinato dai fascisti.
martedì 29 novembre 1977  
mercoledì 30 novembre 1977 Si vota in Sudafrica, ma alle urne sono ammessi solo i bianchi. Voteranno in quasi 2 milioni e mezzo.
Inizia l’inchiesta per lo scandalo dei finanziamenti occulti dell’Italcasse. Il presidente Giuseppe Arcaini si rende latitante
giovedì 1 dicembre 1977 Sulle pendici del monte Covello a 80 chilometri da Catanzaro, vengono ritrovati i rottami dell’elicottero scomparso ieri e i corpi del generale Mino e di altri 5 carabinieri.
venerdì 2 dicembre 1977 Il dirigente democristiano Publio Fiori viene gravemente ferito in un agguato rivendicato dei terroristi delle Brigate Rosse.
sabato 3 dicembre 1977 Il generale Mobutu, eletto con il 98,16% dei voti, viene rieletto presidente della repubblica dello Zaire
domenica 4 dicembre 1977  
lunedì 5 dicembre 1977 Si chiude la conferenza di Tripoli con la decisione di congelare le relazioni dei paesi arabi con l’Egitto, e con i paesi che tengano aperte trattative con Israele. Poche ore dopo la chiusura della conferenza di Tripoli, l’Egitto richiama in patria gli ambasciatori in Siria, Libia, Algeria, Yemen e Iraq.
martedì 6 dicembre 1977  
mercoledì 7 dicembre 1977  
giovedì 8 dicembre 1977  
venerdì 9 dicembre 1977  
sabato 10 dicembre 1977  
domenica 11 dicembre 1977  
lunedì 12 dicembre 1977 Disordini a Roma in seguito al divieto posto ad una manifestazione del movimento studentesco in occasione dell’ottavo anniversario della strage di piazza Fontana.
martedì 13 dicembre 1977  
mercoledì 14 dicembre 1977 Viene presentato a New York in prima mondiale il film “Saturday night fever” (La febbre del sabato sera), diretto da John Badham, scritto da Norman Wexler e ispirato a un raccontino di Nick Cohn. Interpretato da John Travolta il film racconta le avventure di una coppia di giovani proletari i cui problemi gravitano quasi esclusivamente intorno a una discoteca. Si avvale di una lussuosa colonna sonora che comprende brani di artisti come i Bee Gees, i Trammps, Kool & the Gang, i Tavares, gli MSFB, K.C. & the Sunshine Band e Yvonne Elliman. È l’inizio del boom della disco music, ma soprattutto è l’inizio della cultura del “riflusso” che troverà degli anni Ottanta il suo trionfo. In Italia, come nel resto del mondo, la delusione per gli scarsi risultati ottenuti dall’impegno politico e sociale anche per l’incapacità della sinistra parlamentare ed extraparlamentare di trovare sbocchi reali al desiderio di cambiamento, porta i giovani a rinchiudersi sempre più nel privato. È la cultura del “ritorno a casa” e il primo sintomo che qualcosa sta cambiando nella testa delle giovani generazioni è il boom della disco music, nella riscoperta dei locali da ballo. Le discoteche vivono in quel periodo un momento di rapidissima espansione tanto da raddoppiare di numero nei primi mesi del 1978, mentre le statistiche dicono che i giovani frequentatori abituali di questo tipo di locali sono passati da poco più di un milione a quasi cinque milioni. La musica che fa da colonna sonora a questo mutamento si chiama ‘disco music’ ed è un ritmo di quattro quarti senza scansione di accenti, in cui le funzioni del battere e del levare sembrano unificarsi. Ha una ritmica monotona, ossessionante e ripetitiva, ideale per ballare. Pur affondando le sue radici nel soul nero degli anni Sessanta, viene “ripulita” e patinata per rispondere alle esigenze della nuova industria discografica. Il film “La febbre del sabato sera” ne rappresenta il principale traino mediatico, crea il mito del John Travolta ballerino e consegna alla storia alcune canzoni dei Bee Gees, un gruppo bianco di pop melodico un po’ in disarmo che ha ritrovato smalto aggiungendo una diversa base ritmica alla struttura dei suoi brani. (Gianni Lucini)
giovedì 15 dicembre 1977  
venerdì 16 dicembre 1977  
sabato 17 dicembre 1977  
domenica 18 dicembre 1977  
lunedì 19 dicembre 1977  
martedì 20 dicembre 1977 A Bruxelles la CEE decide misure di protezione per la siderurgia europea, che attraversa una grave crisi.
mercoledì 21 dicembre 1977  
giovedì 22 dicembre 1977  
venerdì 23 dicembre 1977  
sabato 24 dicembre 1977  
domenica 25 dicembre 1977  
lunedì 26 dicembre 1977  
martedì 27 dicembre 1977  
mercoledì 28 dicembre 1977  
giovedì 29 dicembre 1977  
venerdì 30 dicembre 1977  
sabato 31 dicembre 1977  

Le voci riportate giorno per giorno sono in gran parte tratte dalla rete. E’ dunque possibile che alcuni episodi risultino… schierati politicamente, ovvero descritti con una particolare enfasi di parte. Altri sembreranno, a ragione, di segno opposto. Sarà mia cura nel tempo renderli i più asettici e oggettivi possibile, anche se, la passione squilibrata resta comunque una componente irrinunciabile e indiscutibile di quegli anni.

I files della cronologia saranno continuamente aggiornati con modifiche ed integrazioni. Si accettano pertanto suggerimenti e segnalazioni, qualora si riscontrino errori od omissioni.

Per gli “aneddoti” musicali si è copiosamente attinto dal bellissimo blog di Gianni Lucini Rock & Martello.