Biblioteca

Libri sugli anni Settanta (presentazioni e recensioni).

________________________________________________

Anni Settanta

Giovanni Moro

2008, Vele EINAUDI, pp. 152, 9,00
ISBN 8806182080
È stato il decennio della partecipazione civile e delle riforme, ma anche quello delle vittime e dei carnefici. Oltre il silenzio e la nostalgia, l’esito di quegli anni è alla radice di un male italiano: la nostra condizione di democrazia in condominio tra partiti senza fiducia e cittadini senza rilevanza.
 
Gli anni Settanta sono stati per gli italiani un passaggio epocale, all’incrocio di molte speranze e molte tempeste. Mentre emergevano nuove forme di cittadinanza e si manifestavano soggettività politiche autonome e originali, il paese tentava di superare i vincoli imposti della guerra fredda per affermarsi come matura democrazia dell’alternanza. Dinamiche di partecipazione e visioni di riforma parzialmente sconfitte, per un decennio che si chiudeva nella restaurazione e nella violenza.
Giovanni Moro ci riporta a quegli anni oltre la dietrologia e il revisionismo, forme gemelle di arroganza del pensiero, distinguendo tra storia, politica e vicenda giudiziaria. E restituendo a quella nostra stagione i tratti pieni e complessi della verità, sola misura di giustizia e unica condizione per una memoria non condivisa ma finalmente comune. Perché nessuno può saltare oltre la propria ombra, come scriveva Heidegger. E quell’esperienza ha forgiato la nostra identità nazionale in modo piú profondo di quanto non vogliano farci intendere i fautori del silenzio, della vergogna e della nostalgia.
Giovanni Moro (Roma, 1958) è presidente di Fondaca e insegna alla Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Roma Tre. Sociologo politico, ha pubblicato Manuale di cittadinanza attiva (1998), PlusValori. La responsabilità sociale d’impresa (con Alessandro Profumo, 2003) e Azione civica (2005). Per molti anni è stato segretario generale del movimento Cittadinanzattiva.

______________________________________________________

Anni 70

La musica, le idee, i miti

Howard Sounes

11/2007, Contromano LATERZA,  pp. 533, € 15,00
EAN: 9788842083559

Anche voi pensate che gli anni Settanta siano stati, per la cultura, l’arte e la musica, niente più che una fase di transizione, uno stupido interludio tra i Beatles e gli anni Ottanta? Proprio no.

Il decennio ha prodotto un numero sorprendente di film, dischi, libri e quadri che sono diventati classici. Sono gli anni in cui hanno cominciato ad affermarsi registi come Woody Allen, Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, e musicisti come David Bowie, Bob Marley e i Clash. Gli architetti hanno rivoluzionato il design, creando strutture di culto come l’Opera House di Sydney e il Centro Pompidou,mentre Gilbert & George hanno aperto la strada all’arte concettuale. E gli anni Settanta sono stati anche il decennio del grande intrattenimento: dalla suspence dello “Squalo”, che segna la nascita del successo in cassetta, ai romanzi sofisticati di John Updike, dall’aggraziato fumetto di Snoopy alla comicità dell’assurdo dei Monty Python. Howard Sounes racconta le storie dei personaggi chiave di tutti i settori della cultura – molti dei quali ha intervistato – e rivela dieci anni di straordinaria creatività artistica: “un periodo in cui le regole stavano cambiando, in cui gli uomini e le donne rompevano le relazioni quando si sentivano oppressi, gli uomini potevano esprimere liberamente ruoli più femminili, e viceversa”.
 
Woody Allen, Martin Scorsese e Francis Ford Coppola. David Bowie, Bob Marley e i Clash. L’Opera House di Sydney, il Centro Pompidou, David Hockney. E poi Lo squalo, Arancia meccanica, Snoopy, i Monty Python. Così, tanto per fare un elenco. Ma molte altre storie ancora le racconta Howard Sounes. Allora non è vero che gli anni Settanta sono il decennio del gusto perduto. Allora è vero che sono stati dieci anni di straordinaria creatività artistica.


Indice – Sommario

Prefazione –

1. Tutto promette bene… –

2. Mr Hockney, Mr and Mrs Clark and Percy –

3. E ora qualcosa di completamente diverso –

4. Est e Ovest –

5. Monumentale –

6. Tratto dal romanzo –

7. Donne dell’anno –

8. Sesso e paura e disgusto –

9. Sballato come… –

10. Stevie e gli Stones –

11. Trasformisti –

12. «Mean Streets» –

13. L’Opera House di Sydney –

14. Esilio –

15. «Misericordia!» –

16. Spartiacque –

17. La Rolling Thunder Review –

18. Dallo spazio –

19. «Apocalypse Now» –

20. «The Filth and the Fury» –

21. Gli occhi di Gary Gilmore –

22. Interno ed esterno –

23. Tutto è vanità –

24. «Manhattan» –

25. Ricco e strano –

26. «Brian di Nazareth» –

27. La fine è vicina

28. Gli anni Settanta sono morti -

 

Corriere della Sera Magazine – giovedì 29 novembre 2007

Il tempo in cui si credeva che Dio fumasse marijuana (Antonio Dorico)

Davvero gli anni Settanta sono stati volgari, insignificanti e ridicoli? Davvero quello è stato «un periodo da liquidare come uno stupido e leggero interludio tra i Beatles e gli anni Ottanta»? Da queste domande è partito Howard Sounes, biografo di Bob Dylan e Charles Bukowski, per scrivere Anni 70. La musica, le idee e i miti e per dimostrare che in quel decennio furono pubblicati «molti libri straordinari che oggi vengono letti come classici contemporanei». Sempre in quella stagione sono stati girati «innumerevoli film eccezionali» e la musica rock ha offerto alcuni dei suoi prodotti migliori, così come la pittura, la scultura, l’architettura e il design. Perfino la televisione nei Settanta ha sfornato alcuni programmi capolavoro. Prima di illustrare nei particolari la tesi di Sounes (che mi trova consenziente, a metà di quella decade avevo vent’anni e ricordo bene quanto avvenne), devo però precisare che l’accusa mossa ai Settanta non è stata tanto quella di essere stati stupidi o insignificanti (tutt’altro, erano strapieni di senso e di intelligenza anche provocatoria del mondo), quanto quella di essere sfociati nella violenza, nella distruzione, nell’auto-distruzione e nel nichilismo (ed è stato un peccato imperdonabile). Chiarito questo aspetto, sfuggito stranamente a Sounes (forse perché è nato nel 1965?), dico che il libro è molto bello e costruito con grande abilità giornalistica. L’eroe principale del racconto di Sounes è Jack Nicholson. Il libro comincia infatti ricostruendo il set di Cinque pezzi facili, il film in cui Nicholson, come fu scritto all’epoca, cambiò «per sempre il corso della recitazione americana». Nicholson raccolse, secondo Sounes, l’eredità di Marlon Brando. Quest’ultimo, però, proprio nei Settanta diede alcune delle prove più grandiose della sua arte d’attore: dal Padrino a Ultimo tango a Parigi, ad Apocalypse Now. Sounes dedica molte ricerche e molte pagine al cinema e ha perfettamente ragione. Fu il decennio di 2001 Odissea nello spazio, Arancia meccanica, American Graffiti, Chinatown, Guerre stellari, Lo squalo, Io e Annie, Manhattan, La febbre del sabato sera, Oltre il giardino e si potrebbe continuare. Sounes è nel giusto quando li definisce classici contemporanei.
Accanto a Nicholson, l’altro grande eroe di riferimento dell’epoca, secondo Sounes, è Aleksandr Solzenicyn (Nobel nel 1970, tra l’altro) e qui il libro trova il suo apice drammatico ripercorrendo la lotta titanica tra il grande scrittore e lo stalinismo (originale e nella declinazione brezneviana), una storia che raggiunge vertici assoluti (da tragedia antica, da mito antico) e che chiarisce quale è la chiave più giusta per interpretare il decennio 70 del Novecento: la chiave del delirio (delirante, per tanti motivi, è lo stile, altissimo, della letteratura di Solzenicyn).
Intense sono anche le pagine che Sounes dedica, da specializzato, a Dylan e alla sua amarezza esistenziale e sentimentale di quel periodo. L’eroina dei Settanta è (sempre sulla scorta del racconto di Sounes) la fotografa Diane Arbus (altro personaggio tragico) con la sua galleria di freak (altra chiave, estetica questa volta, per comprendere il periodo).
Anni 70 mi è piaciuto molto (per le cose che dice, per come le dice) e non solo per motivi autobiografici. Fu un’epoca dura, beffarda, coraggiosa. Un tempo in cui si credeva, come credette Bob Marley, che a leggere bene il Salmo 18 del Vecchio Testamento («Un fumo usciva dalle sue narici; un fuoco consumante gli usciva dalla bocca»), si arrivava alla conclusione indiscutibile che anche Dio fumava marijuana. Cose che può dire uno sballato, certo, però dopo di allora che Dio triste ci è toccato in sorte.
Howard Souness (1965). Nato in Inghilterra, vive e lavora a Londra. Ha scritto 5 libri,pubblicati in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e tradotti in quindici lingue. In Italia sono usciti per i tipi di Guanda, Bukowski. La vita ribelle dello scrittore che ha raccontato l’altra America (2000) e la fortunata biografia Bob Dylan (2002). Per Mondatori ha curatola raccolta fotografica Bukowski. Una vita per immagini (2001)